Arrestata per corruzione in Calabria la funzionaria della Regione a capo dell’anticorruzione. Spifferava notizie sui bandi in cambio di viaggi

di Mirella Molinaro
Cronaca

Siamo alle solite. Da dirigente regionale doveva garantire la trasparenza e prevenire la corruzione, invece si è fatta corrompere per una vacanza di cinque giorni a Firenze, per una settimana in un resort a Ricadi, in provincia di Vibo, e pure per qualche pranzo e per bottiglie di vino pregiate. Con queste accuse la guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Catanzaro, ha arrestato la dirigente della Regione Calabria, Maria Gabriella Rizzo, all’epoca dei fatti contestati a capo dell’Anticorruzione, poi spostata al dipartimento Turismo, beni culturali e spettacolo. Su richiesta del procuratore capo Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Capamolla e dei pm Graziella Viscomi e Giulia Tramonti, il gip ha disposto i domiciliari, oltre che per lei, anche per un’imprenditrice del settore turistico Laura Miceli. Sotto la lente dei magistrati il rapporto molto stretto tra le due.

TANTE SOFFIATE – Secondo l’accusa, infatti la dirigente regionale spifferava all’imprenditrice informazioni su procedure in corso e rivelava in anteprima i contenuti di bandi regionali finanziati da fondi comunitari, che erano destinati al settore turistico-alberghiero. Cercava in tutti i modi di accontentare l’imprenditrice e in cambio otteneva diversi regali. In che modo la dirigente regionale, accusata pure di falsità ideologica, si faceva corrompere? I modi per aggirare le leggi erano tanti. Ad esempio, sapendo che il villaggio turistico dell’imprenditrice avesse già usufruito di un contributo di 200mila euro per ampliare la struttura, la dirigente ha fatto in modo che l’impresa partecipasse lo stesso a un altro bando che ancora doveva essere pubblicato e al quale però, a causa del precedente finanziamento, non avrebbe potuto partecipare.

Ancora un sistema di bandi cuciti su misura. L’inchiesta della Procura tratteggia un quadro di corruzione devastante, soprattutto se la protagonista è appunto il capo dell’Anticorruzione. Che in più occasioni si è mostrata sempre molto accomodante alle richieste di questa imprenditrice, ma non solo. Infatti, in concorso con la dirigente regionale è indagato inoltre un consulente esterno della Regione Calabria, che aveva proprio il compito di controllare i finanziamenti erogati al settore turistico. Nei suoi confronti, il giudice per le indagini preliminari adesso dovrà valutare la richiesta della Procura di sospenderlo dall’incarico. Ancora una volta, nelle pubbliche amministrazioni la magistratura individua dirigenti e funzionari che si lasciano facilmente corrompere e in questo caso la Rizzo, descritta dai pm come molto influenzabile e arrendevole. Da qui l’urgenza di rafforzare le norme di contrasto alla corruzione in particolare nelle pubbliche amministrazioni, come prevede il Ddl Spazzacorrotti. Una necessità ribadita, ancora una volta, dalla presidente M5S della commissione Giustizia della Camera, Giulia Sarti: “I reati contestati alla dirigente calabrese arrestata sono gravissimi. Le norme devono essere più forti”.