Aspiranti poliziotti beffati dalle camicie verdi. Regole cambiate a due anni dal concorso: escluso chi ha più di 26 anni

di Carmine Gazzanni
Politica

Oramai è diventato un habitué: un giorno sì e l’altro pure vediamo il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, indossare la divisa della Polizia di Stato, in segno – dice lui – di rispetto e vicinanza alle forze dell’ordine. Ma è alquanto paradossale che se il leghista, oggi 46enne, fa sfoggio di berretti e giubbotti della Polizia per mera apparenza, il suo stesso partito abbia impedito a ragazzi tra i 26 e i 30 anni di diventare agenti. E l’ha fatto cambiando le regole in corso d’opera.

Il mondo che si nasconde dietro la narrazione leghista, dunque, è meno roseo di quello che il Carroccio tende a disegnare, tanto che è addirittura nato un comitato che nei giorni scorsi si è radunato in protesta proprio davanti Montecitorio. Ma facciamo un passo indietro. È il 26 maggio 2017 quando in Gazzetta viene pubblicato il concorso per reclutare 1.148 allievi agenti della Polizia. Tra i vari requisiti specificati all’articolo 4 del concorso: la licenza media e l’avere tra i 18 e i 30 anni. Tutto sembrava andare per il meglio, dunque, tanto che a maggio 2018 gli idonei hanno iniziato la fase di formazione presso gli istituti della Polizia, dopo la prima prova scritta e una seconda prova sulla base degli accertamenti fisici, psichici e attitudinali.

E in base a tali prove sono state stilate le graduatorie degli idonei. Ma è qui che accade quello che, probabilmente, nessuno si sarebbe aspettato. Nel mese di gennaio 2019, viene presentato e approvato un emendamento al Dl Semplificazione che cambia, a due anni dal concorso, i requisiti per lo scorrimento delle graduatorie. E a presentarlo sono stati sei senatori leghisti, lo stesso partito di quel ministro sempre pronto a difendere – così pare – i poliziotti. Nel dettaglio l’emendamento ha di fatto escluso chi alla data del primo gennaio 2019 ha compiuto 26 anni e chi non è in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Regole, insomma, completamente differenti rispetto a quelle stabilite in un primo momento, con la conseguenza che chi casomai aveva avuto un punteggio più alto si vedrà scavalcato solo per una questione anagrafica non pattuita prima. “Abbiamo partecipato al medesimo concorso, svolto la medesima prova di selezione, studiato la medesima banca dati: non è assolutamente giusto cambiare le regole in questo modo”, denuncia il comitato. A nulla, almeno per ora, sono valse le proteste. Tanto che il 13 marzo il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha emesso il decreto che individua i soggetti tra coloro che siano in possesso dei nuovi requisiti anagrafici e di studio. Come denunciato in un’interrogazione di Forza Italia a prima firma Fiammetta Modena, sono state pubblicate 3 distinte tabelle (tabella “a”: ammessi; tabella “b”: esclusi; e tabella “c”: da accertare per l’ammissione).

Ad essere ingiustamente esclusi (tabella “b”) saranno 1.471 ragazzi, a cui vanno aggiunti indicativamente altri duemila candidati non in possesso dei nuovi requisiti (tabella “c”). Ma, dicono ancora dal comitato, potrebbero essere interessati da questo provvedimento circa “14mila candidati risultati idonei alla prova scritta”. Tra gli esclusi c’è anche Pierluigi: per la prova scritta bisognava superare il punteggio di 6. “Io ho avuto 9,5”, ci dice. Ma Pierluigi ha più di 26 anni ed è stato superato da chi ha il “merito” di essere più giovane. “Fa rabbia”. Ed è comprensibile. Ma, esattamente come tutti gli altri, non è disposto a fare passi indietro. Anche con chi indossa la divisa per poi lasciare le mani in tasca.

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