Attacco concentrico al leader. Per far fuori il Movimento. Siluri dalla politica estera al fronte interno. Contro i 5S una strategia che parte da lontano

di Giuseppe Vatinno
Politica

L’accerchiamento degli ultimi giorni al leader dei Cinque Stelle Luigi Di Maio unisce il fronte di Governo con quello interno del Movimento. È un attacco senza esclusione di colpi, che spaziano dalla foto dove attende un aereo con la fidanzata Virginia Saba all’aeroporto di Madrid – erano i giorni di festa del Capodanno – e per questo lo si è accusato di essere assente dal ministero mentre scoppiava la crisi tra Usa e Iran, e arrivano alle feroci critiche di marginalità della politica estera italiana nella questione libica, come se da molti anni a questa parte l’Italia pesasse molto più di adesso.

IL PIANO. Impossibile non vedere, a meno di voler proprio chiudere gli occhi, la stretta di quello stesso piano preciso e bel delineato che mira da anni a far scomparire i Cinque Stelle dalla scena politica. I media e le TV più influenti (non solo in Italia) sono gli strumenti operativi di una linea ormai chiara. Ma nonostante il nostro responsabile degli Esteri si stia muovendo in maniera responsabile in una situazione che potrebbe deflagrare in un nuovo conflitto mondiale, le critiche non si fermano e questo finisce anche per accentuare la debolezza dell’Italia più sullo scacchiere internazionale.

È però sul fronte interno che Di Maio è vittima del fuoco di sbarramento più micidiale, perché non è solo strettamente ad personam ma punta chiaramente a destabilizzare il Movimento per farlo esplodere in maniera centrifuga, sfruttando situazioni che sono fisiologiche e prevedibili in strutture politiche di questo tipo.
L’insoddisfazione di alcuni parlamentari viene ingigantita e utilizzata per dare una immagine distorta e non rispondente alla realtà e quello che fa più male non è solo il prevedibile fuoco nemico, ma quello tradizionalmente considerato amico come ad esempio nel caso de Il Fatto Quotidiano che ha diffuso la notizia di un piano imminentissimo per sostituire Di Maio alla guida del movimento. Notizia prontamente smentita dai vertici del Movimento stesso che tuttavia ha il pregio di illuminare definitivamente certi comportamenti che in realtà sono in essere da tempo.

CHE C’E’ DIETRO. Ed è anche inquietante che tali attacchi giungano appena si parli di cose evidentemente sgradite ai poteri forti che in realtà non sono sogni selenici dell’inconscio di qualche complottista ma forze reali che agiscono costantemente. Queste “cose” sono, ad esempio, la volontà di ritirare la concessione ad Autostrade che hanno garantito una fortuna ai Benetton. E qui il discorso si fa complesso perché riguarda la politica industriale dell’Italia che vide ai tempi dei governi Prodi e D’Alema la distruzione dell’Iri e una spregiudicata campagna di privatizzazioni selvagge non disgiunta da un formidabile attacco alla politica del lavoro che ci ha portato al ritorno del cottimo con ricadute -ad esempio- sulla impossibilità per i giovani di formarsi una famiglia.

Tutto questo, per concludere, è sulle spalle di un giovane leader di un giovane Movimento politico che affrontano quotidianamente temi da far tremare i polsi ai leader mondiali. Un lavoro reso più difficile dalle trappole del sistema mediatico (e dei suoi grandi editori) palesemente ostile ai Cinque Stelle, ma anche da chi ha usato il Movimento come un taxi e ora sta lucrando qualche vantaggio personale.

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