Voto liquido e antipolitica

di Luca La Mantia
Politica

di Luca La Mantia

Trentaquattro punti in due settimane. Tanto ha recuperato il pentastellato Filippo Nogarin su Marco Ruggeri. Una scalata incredibile che sfila la rossa Livorno al Pd e rende quello del capoluogo toscano il risultato più soprendente di queste elezioni amministrative. Un colpo al cuore della sinistra tradizionale ma, forse, non una casualità. Ruggeri dal primo turno a domenica scorsa ha guadagnato solo l’8%.Matteo Renzi, da Hanoi, l’ha detto: “non esistono più le rendite di posizione è finito il tempo in cui qualcuno sa che in quel posto si vince di sicuro”. Traduzione: nel 2014 l’elettorato è liquido e, pertanto, si sposta da destra a sinistra come se nulla fosse. A Livorno è successo proprio questo. Anche perché non può essere un caso che la somma delle percentuali ottenute al primo turno dalle liste eliminate dia come risultato un numero molto vicino a quei trentaquattro punti con cui Nogarin è divenuto sindaco di Livorno. Liste eliminate attenzione, che erano di destra e di sinistra, perché si andava da Forza Italia a Buongiorno Livorno (movimento della sinistra radicale apertamente schieratosi con il candidato grillino) e da Ncd e Fdi alla civica Città Diversa. Minor impatto, in Toscana, ha avuto lo scandalo Mose. Per trovarne traccia dobbiamo spostarci verso est, a Padova, pochi chilometri da quella Venezia affogata nella corruzione. Qui è arrivata la seconda cattiva notizia per Matteo Renzi, con il suo candidato, Ivo Rossi, sorpassato dal leghista Massimo Bitonci, sostenuto da tutto il centrodestra. Ma farebbe male chi pensasse a questi ballottaggi come un rilancio del vecchio Polo della Libertà. Lontano da Padova le cose sono andate, infatti, diversamente.
Il caso più macroscopico è stato quello di Alessandro Cattaneo, partito con la certezza della riconferma a Sindaco di Pavia e uscito con le ossa rotte. Il formattatore di Fi si è fermato al 47%, mentre il suo rivale di centrosinistra ha superato il 53%. E sempre dalla sua Lombardia è giunta l’altra mazzata per Silvio Berlusconi. Il leader azzurro aveva detto di voler fare di Bergamo un laboratorio per le future coalzioni di centrodestra. E, infatti, Franco Tentorio era appoggiato, oltre che da Fi, anche da tutti i vecchi alleati dell’ex Cav, dalla Lega sino a Ncd e Fdi. Esperimento fallito: Tentorio si è fermato al 46,50% mentre Giorgio Gori (centrosinistra) ha raggiunto il 53,50%. Insomma il nord non è più terreno di conquista per gli azzurri, come ha confermato Giovanni Toti a Repubblica: “Per Forza Italia esiste una questione settentrionale, bisogna intervenire sullo sviluppo e sulla questione morale che hanno inciso profondamente”. Berlusconi si consola con Perugia, altra città rossa strappata al Pd. Andrea Romizi si è attestato al 58,02%, battendo il concorrente Wladimiro Boccali.
Alla fine le uniche conferme di questi insoliti ballottaggi sono state le vittorie di Antonio De Caro (Pd) a Bari e di Giancarlo Muzzarelli (sempre Pd) a Modena, dove, però, il grillino Bortolotti ha conquistato quasi 21 punti dal primo turno, altra dimostrazione di come gran parte degli elettori consideri il M5S un partito buono per tutte le stagioni, senza farsi problemi di fedeltà e appartenenza al proprio credo politico. L’ultimo dato, in ordine temporale, di queste elezioni amministrative è venuto dalla Sicilia, dove si votava sino alle 15 di ieri. Caltanissetta era il capoluogo in palio. Se lo giocavano il candidato di Pd e Udc Giovanni Ruvolo e quello della lista Caltanissetta Protagonista e altre Michele Giarratana. Ha vinto Ruvolo, conquistando il 64,31%.

 

Forza Italia a pezzi, il Pd in confusione e Grillo Resuscita

di Lapo Mazzei

Da una parte c’è l’azione di Raffaele Fitto che mira smontare la reazione del partito. Dall’altra c’è un partito che considerazione ogni azione una reazione nei confronti del capo. Soprattutto ora che le amministrative hanno fatto calare il sipario. “Con un tweet, avevo da tempo annunciato la mia presenza a Napoli venerdì per ringraziare gli elettori, e casualmente il giorno dopo mi sono ritrovato sui giornali la convocazione di un’altra iniziativa politica del mio partito, senza che in nessun modo fossi coinvolto e informato”, dice non senza una punta di sarcasmo l’esponente azzurro. Il quale, volendo tener fede alla sua linea, ha fatto “prevalere il lavoro per l’unità e il mio senso di responsabilità”. E di conseguenza ha annullato la manifestazione. “ Gli elettori ci chiedono unità”, dice Fitto Potrà sembrare poco, in realtà questo gioco di specchi dice già tutto. Perché la nota di Fitto, lucida e lungimirante, descrive esattamente qual è lo stato dell’arte all’interno di Forza italia, ormai in preda alle convulsioni da sconfitta elettorale. Non a caso Silvio Berlusconi ha convocato per questo pomeriggio l’ufficio di presidenza del partito. All’ordine del giorno della convocazione, riferiscono alcuni parlamentari azzurri, l’approvazione del bilancio. Dunque non si dovrebbe discutere dei risultati del ballottaggio per le amministrative né della posizione del partito, riferiscono le stesse fonti, sulle riforme costituzionali in discussione in Senato. Facile a dirsi, difficile da credere. E se Forza Italia vive il suo momento peggiore, all’interno del Pd ha ripreso vigore lo scontro fra vecchia e nuova generazione. Da una parte c’è Debora Serracchiani che parla di “vittoria limpida e indiscutibile”, “che conferma e consolida l’avanzata del Pd alle europee e alle recenti regionali”. Dall’altra c’è Alessandra Moretti , neo europarlamentare del Pd, che sostiene la tesi di “un elettorato sempre più liquido” che “ha bisogno di un’attenzione sempre più assidua”. E proprio per questa ragione “debbono farci riflettere le debacle di Livorno e Padova, ma non possiamo non guardare i fatti con una buona dose di realtà”. Una bella istantanea di come un partito sia incapace di guardarsi allo specchio, al punto che due esponenti renziane del Pd vanno in corto circuito. Qualcuno dovrebbe avvertire la fantasiosa e prezzemolina governatrice del Friuli che perdere due roccaforti storiche in un solo colpo non è cosa da poco. Il segno, o se preferite la cifra di questa dislessia politica, è particolarmente importante, perché dimostra come il partito sia Matteo Renzi e tutto il resto puro corollario. Moderna revisione dell’uomo solo al comando. E poi c’è il Ncd. “Queste elezioni amministrative hanno dimostrato diverse cose”, scrive su Facebook il coordinatore nazionale del Ncd, Gaetano Quagliariello, fra le altre cose che è “l’elettorato moderato a fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta”. Un dato di fatto tanto vero da appare banale. Perché chi non è andato a votare è proprio l’elettorato moderato, ormai orfano di qualsiasi punto di riferimento, privato di punti cardinali e destinato a sfrangiarsi ulteriormente. La vocazione maggioritaria del Pd renziano, se dovesse proseguire su questa strada, rischia di ridurre ai minimi termini tanto Forza Italia quanto Ncd, all’interno dei quali si nota l’assenza di un vero progetto politico.
E, infine, c’è Beppe Grillo e il suo M5S. “I nostri sindaci 5 Stelle. Sempre di più. Virus inarrestabile”. Vero, al punto che i grillini si sono presi anche Bagheria, in Sicilia. Ecco, forse il vero dato politico di queste amministrative sta tutto nella territorialità emergente del M5S. Un tratto somatico, quello dei sindaci pentastellati, sino a ieri vagamente accennato e che ora diventa elemento fondamentale. Se si tratti di una mutazione genetica o di semplice fase congiunturale è difficile dirlo. Di sicuro l’aspetto locale predomina su quello nazionale. Con la dovuta necessità di dover essere realista, Ignazio La Russa, co-fondatore e deputato di Fratelli d’Italia, fotografa perfettamente la situazione. “I risultati dei ballottaggi delle elezioni amministrative, ‘confermano la difficoltà complessiva del centrodestra, prevedibile perché il doppio turno avvantaggia la sinistra”. Insomma Berlusconi e il berlusconismo hanno imboccato il viale del tramonto, tanto che la legge elettorale pensata al Nazzareno è a rischio. Paradossalmente però, Renzi rischia di non avere più i numeri per grandi riforme. Perché le amministrative rischiano di limare i denti alle europee. Figuriamoci alle politiche…

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