Beni Culturali, cattivi tirocini. Il flop degli stage di Franceschini: giovani finiti pure nei tribunali fallimentari

di Carmine Gazzanni
Cronaca

C’è qualcosa che non va se si partecipa a un bando indetto dal ministero dei Beni Culturali per un “tirocinio formativo” e poi ci si ritrova alla Sezione fallimentare del tribunale civile di Pescara o, in alternativa, a lavorare sul Fondo extracomunitari della Direzione territoriale del lavoro di Alessandria. Così come nemmeno è encomiabile il fatto che del fondo previsto per tirocini culturali rivolti a “mille giovani”, abbiano goduto alla fine solo in 280. Senza parlare, infine, della “assenza in tutti i tirocini di un progetto concretamente finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro”. Basterebbe questo per capire perché i tanti bandi che pubblicizzavano tirocini formativi nel mondo della Cultura si sono rivelati, per diversi aspetti, un clamoroso flop.

GIOVANI DISOCCUPATI – Ma facciamo un passo indietro per capire adeguatamente di cosa stiamo parlando. Nel corso dell’attuale legislatura, il ministro Dario Franceschini ha sponsorizzato due iniziative: “Progetto 500 giovani per la Cultura” e, successivamente, “Fondo mille giovani per la Cultura”. In entrambi i casi il fine era quello di introdurre giovani, laureati e non, al mondo dei Beni culturali. E già qui sorgono i primi oggettivi dubbi. Almeno secondo la Corte dei Conti che, in una relazione pubblicata proprio in questi giorni, ha osservato “perplessità” per l’esistenza di due distinti e contemporanei programmi formativi, non coordinati tra loro, dato che fanno riferimento a decreti ministeriali differenti e a capitoli di spesa differenti. Ed è questa una delle ragioni per cui sin da subito si sono accumulati ritardi anche solo nella selezione dei tirocinanti. E allora non c’è da sorprendersi se, per dirne una, per il “Progetto 500 giovani” si è accumulato un ritardo di oltre 7 mesi rispetto al previsto anche solo per il controllo della documentazione da parte delle commissioni. E dopo il controllo altri 4 mesi di ritardo sulla tabella di marcia per pubblicare le graduatorie. Insomma, un disastro. Un disastro che, peraltro, non conosce fine. Il motivo è presto detto: il decreto ministeriale, infatti, prevedeva che al termine dei 500 tirocini ci fosse un accordo con le Regioni per la creazione di start-up, al fine di consentire ai giovanni l’immisione nel mondo lavorativo. A che punto è questo progetto? Ce lo dice, ancora una volta, la relazione della Corte dei Conti: si evidenziano “carenze  nell’obiettivo  collegato  alle prospettive occupazionali”, e in particolare “l’assenza totale di accordi per la creazione di start-up innovative”. Appunto. Ma al ministero non sono certo tipi che si accontentano. E così, dopo il bando per 500 giovani, al MiBact hanno pensato bene di raddoppiare. Tanto bene era andato il primo.

FONDO SFONDATO – Ecco allora il “Fondo mille giovani per la Cultura”. L’obiettivo, dichiarato già nel nome dell’iniziativa, era quello di rivolgersi ad altri mille tirocinanti per introdurli nel mondo lavorativo-culturale. Peccato però, osservano i magistrati contabili, “deve essere rilevata la realizzazione parziale degli obiettivi formativi”: in tutta  Italia, infatti, sono stati organizzati 150 tirocini nel 2014 e 130 nel 2015. Totale: 280. Ben lontani, dunque, sai preventivati mille. Tanto che, in sede di contraddittorio, il ministero, dinanzi alle perplessità della Corte, si è coperto precisando che il programma di mille beneficiari è “un obiettivo conclusivo di un programma formativo pluriennale tuttora in itinere”. Insomma, un giorno ci arriveremo. Ma ci potranno volere anni, se si va di questo passo. Per dire: solo per l’adozione del decreto attuativo da parte del ministero, si è arrivati a un ritardo monstre di 13 mesi. Non poteva mancare, infine, il capitolo pagamenti. Scrive la Corte dei Conti che, viste le “riscontrate difficoltà procedurali”, si registra un “persistente ritardo nell’erogazione dell’indennità ai tirocinanti”. Non male, considerando che parliamo nella migliore delle ipotesi di mille euro lordi al mese. E considerando che poi non si mantiene alcun incarico occupazionale. Come pure il ministero aveva promesso. Al vento.

Tw: @CarmineGazzanni