Bocciata la Scuola più leggera. Fallisce il progetto degli istituti senza zaino. Tutte le falle del modello sperimentato in Toscana

di Mirella Molinaro
Scuola

Una scuola più leggera ma che fa acqua da tutte le parti. Non ha avuto successo il modello della Scuola senza zaino, un progetto sperimentato già da alcuni anni in Toscana, ma che negli ultimi tempi viene applicato in diversi istituti scolastici senza gli esiti sperati. Si tratta di un sistema noto nei Paesi anglosassoni e in Germania, che ha come obiettivo quello di rivoluzionare la didattica soprattutto nelle scuole primarie, le elementari di un tempo. L’idea della Scuola senza zaino viene ripreso dalla pedagogia montessoriana e trasforma la classe in una sorta di villaggio multifunzionale con aree dedicate al gioco, altre allo studio della matematica o della storia e poi una piazza. Strano ma vero: il centro dell’aula si chiama appunto agorà (piazza in greco), un luogo in cui gli alunni possono e devono confrontarsi, dialogare, imparare divertendosi. Perché una delle finalità di questo progetto didattico è proprio quello di stimolarli alla collaborazione. E già qui il modello scricchiola: i bambini difatti non riescono a cooperare e vivono questo momento come imposto dall’alto. A lamentarsi della sperimentazione sono soprattutto gli insegnanti di alcune scuole primarie, in provincia di Grosseto, e seppur le lezioni sono iniziate da poco hanno difficoltà a gestire una classe dove non ci sono regole. A scuola si va senza libri, tutto il materiale si trova in classe e deve essere condiviso. Un vantaggio? Anche no. I bambini, specialmente di prima e seconda, non hanno cura del materiale didattico che trovano lì, lo lanciano e lo danneggiano in poco tempo. “Forse perché non essendo loro non ne apprezzano il valore”, spiega una prof. Il problema, secondo alcuni docenti e qualche genitore deluso, è proprio che con questo metodo si è creata troppa anarchia, i bambini non hanno delle guide e pure il ruolo più defilato dell’insegnante li spinge a comportarsi in modo destabilizzante. Se da un lato non portare lo zaino ogni mattina può essere un beneficio, dall’altro la mancanza di libri personali e specifici per ogni materia indebolisce la programmazione didattica. Si fa lezione con lavagnette colorate dove gli alunni studiano attraverso giochi di ruolo in gruppo. “Così, c’è un caos totale – racconta una docente nel suo primo anno di insegnamento – non riesco a gestire la classe, a seguire un programma. I miei alunni pensano di essere al parco e non a scuola. Faccio difficoltà a far comprendere loro la finalità didattica dello studio senza libri e senza compiti. Si tratta di un metodo efficiente solo sulla carta. Tante buone idee, difficili da applicare. Durante 5 ore di lezione non ti possono bastare i cuscini colorati”. La Scuola senza zaino ha permesso alle famiglie di risparmiare un pò di soldi non dovendo più comprare libri e quaderni, ma spendono soltanto 30-40 euro all’anno per l’acquisto di materiale didattico alternativo, come tavolette di legno. Però, poi si ritrovano a casa figli che non hanno mai sfogliato un libro e fanno confusione su tutto. I bambini sono felici perché questo metodo impedisce agli insegnanti anche di assegnare compiti per casa. Infatti, i prof possono al massimo dare qualche scheda da completare. Fogli volanti spesso poi dimenticati a casa.