Bruxelles non è trasparente. E se lo certifica da sola. Decisioni, atti e riunioni del Consiglio dell’Unione sono top secret

di Carmine Gazzanni
Politica

L’Unione europea? Non è trasparente. E questa volta a dirlo non sono complottisti, critici o anti-europeisti, ma la stessa Unione europea. Incredibile, ma vero. Il tutto è scritto nero su bianco in una risoluzione approvata pochi giorni fa dal Parlamento europeo, che nella fattispecie punta il dito contro il Consiglio dell’Ue, uno degli organi centrali del sistema Europa, considerando che qui si decide l’indirizzo politico da seguire.

Per chi non lo sapesse, infatti, nel Consiglio (guidato oggi da Donald Tusk) si ritrovano tutti i capi di Stato e di governo dei Paesi membri. Tutte le decisioni più delicate, dai migranti fino alle missioni militari, sono decise qui, prima che la Commissione europea (Jean-Claude Juncker, per intenderci) poi non dia seguito alle indicazioni proprio del Consiglio. Parliamo, dunque, di un luogo centrale della vita politica dell’Unione europea.

Eppure, nonostante il trattato sull’Unione europea (TUE) stabilisca che “le decisioni debbano essere prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini” e nonostante il Consiglio debba “riunirsi in seduta pubblica quando delibera e vota su un progetto di atto legislativo”, nulla di tutto questo a quanto pare accade.

La denuncia è emersa da un’indagine, avviata addirittura nel marzo 2017, che ha svelato che, ad esempio, “la mancanza di trasparenza del Consiglio per quanto riguarda l’accesso del pubblico ai suoi documenti legislativi nonché le sue attuali prassi in materia di trasparenza del processo decisionale costituiscono un caso di cattiva amministrazione”.

Dalla documentazione, per dire, è emerso che “le riunioni degli organi preparatori del Consiglio così come la maggior parte delle discussioni in sede di Consiglio si tengano a porte chiuse”. E che, ancora, gran parte dei documenti non vengono pubblicati e quelli che sono pubblicati, spesso sono incompleti. Finita qui? Certo che no. Addirittura nella maggior parte dei casi le decisioni vengono prese per consenso e quindi senza una votazione formale pubblica.

A questo punto – e siamo al 9 febbraio 2018 – sono state presentate al Consiglio “sei proposte di miglioramento e tre raccomandazioni specifiche relative alla trasparenza dei suoi organi preparatori e ha invitato il Consiglio a rispondere”. Cosa è accaduto, a questo punto? Semplicemente, nulla: “il Consiglio non ha risposto alle raccomandazioni contenute nella relazione del Mediatore entro il termine di tre mesi prescritto per legge”.

Da qui, appunto, la risoluzione: una denuncia che in ben 22 punti chiede al Consiglio di essere più trasparente nelle decisioni e nelle riunioni. Basti citare il punto 1 della risoluzione per capirci. Il Parlamento Ue esprime “profonda preoccupazione” per il fatto che “una critica comunemente mossa all’Unione europea sia di essere manchevole dal punto di vista democratico”; sottolinea pertanto che il fatto che “una delle sue tre principali istituzioni assuma decisioni senza la trasparenza che si esige a un’istituzione democratica”. Così la chiamano. Anche se di democratico c’è ben poco. Bruxelles dixit.