Cancellati i tagli agli assegni d’oro. L’ultima fake news sui vitalizi. Duemila ex parlamentari rivogliono il malloppo. Per qualche giornale ci sono riusciti, ma non è vero

di Fausto Tranquilli
Politica

Addio ai tagli ai vitalizi. Il titolo campeggiava ieri su una valanga di siti di informazione noti e meno noti, su giornalini e giornaloni. Al Senato cancellata la sforbiciata alle pensioni d’oro voluta dai pentastellati. Con il chiaro intento di denunciare un altro flop del Movimento 5 Stelle. Peccato però che tale news non sia altro che l’ennesima fake news costruita a tavolino, confondendo l’aspirazione di tanti onorevoli di tenersi il malloppo con la realtà. Non che siano mancati tentativi e manine varie per cercare di rimettere in discussione il provvedimento, con tanto di conflitti d’interesse denunciati a più riprese su queste colonne, ma non c’è ancora traccia di taglio al taglio dei vitalizi. E difficilmente sarà possibile compiere il passo indietro.

LA BUFALA. Dopo il solito titolo ad effetto, ieri in numerosi articoli si leggeva che manca solo l’ufficialità, ma la Commissione Contenziosa del Senato ha deciso di ripristinare il vecchio sistema di calcolo per i vitalizi degli ex parlamentari. Un colpo di spugna sulla riduzione dei compensi mensili pari a circa il 45% e in alcuni casi all’80%. E addio a un risparmio di circa 40 milioni di euro. Confermati solo i tagli agli ex deputati. Nulla più però che una fake news. Un modo per giocare di sponda con l’esercito di ex parlamentari a cui la sforbiciata al vitalizio proprio non va giù.

Grandi manovre davanti alle quali, proprio per evitare la cancellazione del provvedimento con cui sono state ridotte le pensioni d’oro, è arrivata a dimettersi dalla Commissione la senatrice pentastellata Elvira Evangelista, prima che la stessa Commissione si pronunciasse sui ricorsi di 771 ex senatori che si sono opposti al taglio. Una mossa che ha costretto la Contenziosa a dover sostituire il giudice dimissionario sempre con un parlamentare del Movimento 5 Stelle, nominato dalla presidente di Palazzo Madama, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e a ripartire con l’udienza pubblica in cui esaminare i ricorsi. E c’è da giurare che davanti al rischio di far saltare la riforma altre dimissioni potrebbero arrivare in futuro. Altro dunque che addio ai tagli.

LE GRANDI MANOVRE. Del resto davanti a grandi interessi grandi sono anche i tentativi per cercare di tornare alle pensioni d’oro. Tanto che, come denunciato sempre da La Notizia, a fare ricorso contro i tagli era stato pure l’ex senatore, ex guardasigilli e attuale capo di gabinetto della Casellati, Francesco Nitto Palma, nonostante avesse nella Commissione contenziosa due persone a lui legate, il presidente Giacomo Caliendo e il componente laico Cesare Martellino. Un particolare che, dopo il nostro articolo, ha spinto Nitto Palma a ritirare il ricorso. Il taglio dei vitalizi, in vigore dal 1 gennaio 2019, garantisce una sforbiciata alle spese del Senato di 22,2 milioni di euro l’anno, come evidenziato nel bilancio di previsione 2019, e non mancano gli ex che non sono stati toccati dal provvedimento.

Ma vi sono anche quelli come Nicola Latorre, che ha visto l’assegno passare da 6.217 euro lordi a 4.065, o Francesco Rutelli, passato da 9.512 euro lordi a 7.801. Senza contare che, ad esempio, Alessandra Mussolini si è dovuta accontentare di 5.238 euro lordi mensili rispetto ai 9mila che avrebbe incassato se l’assegno non fosse stato ricalcolato. Logico che vi sia un esercito di parlamentari che spera nel ripristino del vitalizio pieno e che cerchi in ogni modo di raggiungere un simile obiettivo. Con buona pace per la spesa pubblica e con il ricorso massiccio alle fake news.

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