Cassa Depositi e inchieste. L’ad Gallia a giudizio per usura. I fatti risalenti a quando era alla Bnl con Abete. Avrebbero applicato tassi anche del 1034,08%

di Carmine Gazzanni
Cronaca

di Carmine Gazzanni

Il 22 marzo prossimo si ritroveranno a Salerno, insieme, gli ex colleghi Luigi Abete e Fabio Gallia. L’uno è tuttora presidente della Banca Nazionale del Lavoro; l’altro, invece, ne è stato direttore generale, prima di andare poi a ricoprire il ruolo di amministratore delegato in Cassa Depositi e Prestiti, la più grande società pubblica italiana, di fatto il portafoglio sonante del ministero dell’Economia. Ebbene, come detto, Abete e Gallia si ritroveranno insieme a Salerno. E non per diletto, ma per dovere. Nonostante la notizia sia passata clamorosamente in sordina, infatti, entrambi sono rinviati a giudizio, insieme ad altri 11 dirigenti della Bnl (tra cui anche Paolo Alberto De Angelis, membro del management e direttore della Divisione Corporate). E non per un reato qualsiasi. Ma per usura in esecuzione “di un medesimo disegno criminoso”. È il decreto del gup di Salerno, Renata Sessa, risalente addirittura allo scorso 28 gennaio, a dirlo chiaramente. Per Gallia, insomma, l’ennesimo imbarazzo non di poco conto dopo che, come documentato da La Notizia il 10 giugno scorso, l’attuale amministratore delegato della Cassa è stato citato in giudizio a Trani con l’accusa di truffa legata alla vendita di prodotti derivati.

TASSI SPAVENTOSI – Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la vicenda. Secondo quanto emerge dalle carte, la Bnl avrebbe applicato tassi usurari alla Fatrotek, società salernitana di Francesco Peluso, una piccola grande realtà italiana, che avrebbe potuto espandersi enormemente (nel suo portfolio clienti come Nokia, Siemens, Ericsson, Tim, Alcatel), se non fosse stato per l’anomalo comportamento tenuto dalle banche, a dir poco inspiegabile. Una vicenda che, peraltro, non nasce ora. È il 2004 infatti quando Peluso, visto che gli affari vanno a gonfie vele, decide di quotarsi in borsa. È lì che il direttore finanziario della società si accorge che i tassi delle banche sono anomali. Richiede allora di ridurre i tassi applicati per il futuro (rinunciando peraltro alla quota di interessi già pagata e non dovuti di circa 1,2 milioni di euro). Peccato però che, a seguito di richiesta di riduzione dei tassi di interesse, le banche coinvolte (oltre alla Bnl, anche Intesa, Monte dei Paschi di Siena, Banco di Salerno e Banco di Napoli) prima revocano le linee di credito e poi segnalano la società a sofferenza. Ma in maniera del tutto arbitraria, come confermato dalle consulenze del Tribunale. Insomma, quello che si direbbe un vero e proprio ritorsione per aver contestato i saldi e le metodiche di calcolo. Al centro dell’indagine ci sarebbero ben tre conti correnti della Fatrotek ed un mutuo cui, come detto, sarebbero stati applicati tassi usurari. Addirittura, come si legge dal rinvio a giudizio, sarebbero stati applicati tassi di interesse Teg (Tasso Effettivo Globale) che arrivavano anche al 1034,08 %.

LA POLTRONA RESTA – Nel quadro, ovviamente, si inserisce la spinosissima questione dei requisiti di onorabilità previsti dallo statuto della Cassa Depositi e Prestiti. Fino a poco tempo fa, secondo l’articolo 15 gli amministratori che nel corso del mandato avessero ricevuto la notifica del decreto che dispone il giudizio, avrebbero dovuto darne immediata comunicazione all’organo di amministrazione. Il quale, fatte le dovute verifiche, avrebbero convocato l’assemblea durante la quale avrebbero potuto formulare una proposta di mantenimento del manager nel caso di “un preminente interesse della società”. Ora, però, lo Statuto è cambiato. E, sempre all’articolo 15, si legge che costituisce causa di ineleggibilità o decadenza “l’emissione di una sentenza di condanna definitiva”. Insomma, nonostante la seconda grana giudiziaria, per la Cassa Depositi e Prestiti solo tanto imbarazzo. Ma la poltrona per Fabio Gallia resta salda. Con una contraddizione di fondo che, però, rimane: “Mentre la mia impresa segnalata a sofferenza – ci dice il dottor Peluso – deve rimanere tale fino alla sentenza e quindi nel frattempo morire, grazie alla modifica dello statuto gli indagati per usura possono tranquillamente continuare nel loro operato”.

Twitter: @CarmineGazzanni