C’è poco da ridere. In Abruzzo un’altra batosta elettorale per il Pd. Ai dem disperati resta solo la cura Calenda

dalla Redazione
Politica

Non vorremmo essere nei panni dell’aspirante segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti. Dopo la batosta delle politiche del 4 marzo, il Governatore del Lazio si appresta a prendere in mano un partito che continua a prendere legnate ad ogni appuntamento elettorale. L’ultima è arrivata dall’Abruzzo, dove, nonostante il sistema di scatole cinesi architettato da Giovanni Legnini per nascondere il simbolo dem tra liste e listarelle civiche, i dem sono precipitati sotto il 12 per cento. Insomma, per il Partito democratico non si ferma l’emorragia. Ahi voglia ad esultare per il secondo posto ottenuto dal Centrosinistra alle Regionali di domenica. Epurato il dato complessivo della coalizione dall’apporto delle civiche, infatti, resta un misero 13,91% dato dalla somma dei voti del Pd e Liberi e Uguali. L’unica percentuale che può essere considerata di rilievo nazionale. A meno che, alle prossime politiche, i dem non decidano di presentare la Lista Legnini. Insomma il Pd è arrivato al capolinea, meglio scioglierlo: firmato il manifesto Calenda.