Collaboratori parlamentari in piazza per i loro diritti. Adesso gli Onorevoli promettono la svolta ma la legge è al palo

di Giorgio Velardi
Politica

Basta chiacchiere, ora servono i fatti. È il messaggio, inequivocabile, lanciato stamattina dai collaboratori parlamentari, che dopo l’ultimo scandalo denunciato da Le Iene si sono ritrovati a Piazza Montecitorio per un flash mob. Ieri, al termine dell’incontro con l’associazione che li riunisce (Aicp), la presidente della Camera Laura Boldrini ha annunciato di aver scritto al collegio dei Questori chiedendo loro un’istruttoria sul caso che ha riguardato i deputati di Democrazia Solidale-Centro Democratico, Domenico Rossi (il sottosegretario alla Difesa che ha rimesso le deleghe) e Mario Caruso, che ha assunto il figlio dell’ex generale senza però pagare la sua assistente. Ma non basta. Vanno messe nero su bianco regole certe. Come quelle in vigore – per esempio – al Parlamento europeo, chiede chi lavora con gli Onorevoli.

Modello Europa – A Bruxelles infatti il parlamentare sceglie da sé il proprio collaboratore, ma il contratto viene regolato dall’amministrazione. In Italia? Una giungla. “In passato ci sono stati addirittura casi di collaboratori contrattualizzati come colf o anche peggio, abbiamo visto di tutto”, ha denunciato la presidente dell’Aicp, Valentina Tonti. Sì perché se è vero che ogni deputato e senatore riceve mensilmente una somma da destinare anche ai collaboratori, rispettivamente 4.180 e 3.690 euro, poi ognuno ci fa quello che vuole. Anche perché il parlamentare è obbligato a rendicontarne il 50%. Così, se gli dice bene, un “portaborse” arriva a prendere 1.000-1.200 euro netti. Una miseria. Alla manifestazione era presente anche una sparutissima pattuglia di eletti, 7 in tutto: Civati, Brignone e Maestri di Possibile, Damiano, Gribaudo, Mattiello e Di Salvo del Pd. Tutti concordi nel pretendere da subito un radicale cambio di passo. Ma intanto nel Palazzo ci sono 4 proposte di legge sul tema, presentate fra il 24 maggio e il 24 settembre 2014. Tre anni fa quindi. Tutte ferme al palo.

Volere è potere – Di una di queste è primo firmatario Marco Baldassarre, deputato ex M5S oggi nel gruppo di Alternativa Libera. “Ho sollevato la questione in commissione Lavoro nel 2014, quando è stata calendarizzata la discussione sulla mia proposta – ricorda Baldassarre a La Notizia –. Tutto si è fermato per attendere l’approvazione del Jobs Act e ricondurre la contrattualizzazione dei collaboratori nel sistema a tutele crescenti”. E poi? “A luglio, visto che la Camera opera in regime di autodichia e con la legislazione ordinaria non avremmo potuto fare molto, ho convertito la pdl in un ordine del giorno al Bilancio di Montecitorio”. L’odg “ha incassato il parere favorevole dei deputati Questori ed è stato approvato a maggioranza dall’Aula. Da allora la palla è nelle mani dei Questori e dell’Ufficio di presidenza. Io ho fatto la mia parte ed è tutto pronto, ora basta una delibera dell’Ufficio di presidenza che metta in pratica il contenuto dell’ordine del giorno”. Volere è potere.

Twitter: @GiorgioVelardi

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