Colosseo salvo per il rotto della cuffia. Evitata la chiusura. Ma il personale resta in allarme

di Simona De Santis
Cronaca

di Simona De Santis

I dipendenti del Ministero dei beni culturali avevano promesso di dare battaglia per ottenere il pagamento degli straordinari arretrati. Erano passati alle vie di fatto, serrando gli ingressi del Colosseo e di moltissimi altri siti e musei artistici e archeologici del nostro Paese. La loro azione aveva provocato grossi disagi ai turisti, ma alla fine è servita per ottenere la soddisfazione dei loro diritti. Il Ministero ha fatto sapere in una nota pubblicata sul sito ufficiale, che sono stati sbloccati i fondi per pagare le retribuzioni straordinarie arretrate. Il Mibac ha infatti acquisito i pareri definitivi e favorevoli del Dipartimento della Funzione Pubblica e della Ragioneria generale dello Stato per la ripartizione del Fondo Unico dell’Amministrazione per il 2013.
Tante intanto le iniziative che sono messe in campo dai sindacati nelle regioni: dall’assemblea alla Biblioteca Nazionale di Roma, che ha raccolto gli operatori del Lazio, alla mobilitazione e il volantinaggio presso gli Archivi di Stato di Forli’ e Perugia rispettivamente per l’Emilia Romagna e l’Umbria; dalla mobilitazione di Palazzo Reale a Napoli a quella della cittadella della cultura di Bari. E poi Marche, Sardegna, Basilicata. L’Italia dei grandi patrimoni culturali, compresi quelli librari e documentali, e dei servizi al cittadino (la sola Biblioteca Nazionale di Roma conta oltre 300mila accessi all’anno), si è attivata per promuovere un cambio di rotta sulla tutela dei beni culturali e sulla necessaria valorizzazione delle professionalità partendo da quelle in servizio presso il Mibac.
Per venerdi sono previste ancora iniziative dei lavoratori di musei e siti archeologici: al Collegio Romano sede del Ministero, a Pompei, in Piazza San Marco a Venezia, agli Uffizi di Firenze, in Piazza Carigliano a Torino, ad Aquileia in Friuli. La nota del ministero ha di certo cambiato la situazione, ma è ancora presto per dichiarare il cessato pericolo per un settore che da anni è rimasto trascurato. Oltre gli annunci gli operatori vogliono vedere i fatti. E il tempo perché questi si concretizzino è sempre più poco.