Con la Cultura non si mangia. Assunzioni solo a stipendio zero. L’ultimo bando è del Polo Museale dell’Emilia Romagna. Si cercano lavoratori gratis per gestire ben 21 siti

di Carmine Gazzanni
Politica

La ragione è spiegata in maniera più che esplicita: “La carenza di personale di vigilanza rende necessario il ricorso a forme di supporto del personale di Sorveglianza e Vigilanza” e a tal fine “è opportuno ed economicamente conveniente ricorrere al volontariato, che garantisce forme flessibili di collaborazione”. Il tutto per decine di musei (21 in tutto), alcuni dei quali gestiti da Fondazioni private. Sono stralci di un bando pubblicato dal Polo museale di Emilia Romagna che gestisce una serie di pinacoteche, musei, siti archeologici e così via. “Fino ad ora – spiega Leonardo Bison dell’associazione Mi riconosci? che da anni monitora le nuove forme di sfruttamento all’interno del mondo della cultura – nessuno era mai stato così spudorato. In questo bando, invece, si sancisce senza vergogna che i volontari sono ricercati perché costano meno e sono flessibili”.

Il bando in questione, peraltro, è molto chiaro anche sui compiti che attenderanno i volontari. Si va dal “supporto alla guardiania delle sale espositive”, cosa che potrebbe consentire di estendere l’orario di apertura al pubblico del museo o del sito in questione. Non solo. Si parla, nella richiesta di manifestazione di interesse, anche di “supporto all’accoglienza e informazioni al pubblico, visite accompagnate”. Come se non bastasse, ecco che viene richiesta anche la “collaborazione nell’organizzazione di eventi e di mostre” e ulteriore collaborazione a eventuali progetti finalizzati alla “documentazione, consultazione, conservazione e gestione delle sedi”. Il tutto, ovviamente, a costo zero. Di più: eventuali rimborsi potranno essere sì concordati, ma “saranno vincolati alla effettiva disponibilità economica del Polo per l’anno di riferimento”.

Richieste più che chiare, dunque. Ma prevenire è sempre meglio che curare e così nella documentazione si specifica anche che “l’Associazione si impegnerà a tenere indenne il Polo da qualunque controversia, richiesta o pretesa dei volontari nei confronti dell’Associazione stessa”. E, peraltro, non parliamo di siti di seconda classe: nell’elenco ritroviamo il Museo Nazionale di Ravenna, il Mausoleo e il Palazzo di Teodorico sempre a Ravenna, il Museo Archeologico di Ferrara e la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Non solo: “Alcuni dei musei nella lista – dice ancora Bison – hanno servizi esternalizzati. Si arriva al paradosso per cui il pubblico chiede volontari per far incassare poi il privato”.

UNA SERIE INFINITA. In realtà questo non è che l’ultimo episodio di una serie che testimonia come il ricorso a volontari, a causa dei tagli alla cultura e del pensionamento di chi lavora in musei e siti archeologici, sia diventato un habitué. Solo pochi giorni fa un nuovo caso, questa volta a Isola Capo Rizzuto: il ministero dei Beni culturali cerca una associazione di volontariato “per lo svolgimento delle attività di accoglienza al pubblico e gestione delle attività educative e supporto al servizio di vigilanza”. Il tutto con in cambio un rimborso spese per volontario “non superiore a 500 euro al mese”.

C’è da dire, però, che il ministro Alberto Bonisoli da tempo ha denunciato la cosa e ha promesso di intervenire su un vero e proprio abuso di volontari “assunti” al posto di lavoratori. Alcuni bandi, in questo senso, sono stati anche ritirati dal MiBac. “Al di là delle dichiarazioni d’impegno – spiega Bison – sono state adottate solo linee-guida che invitano a rispettare la legge esistente che, però, ha enormi buchi e ha consentito quest’abuso”. Insomma, per ora tante parole e pochi fatti.