Con questa Ue non c’è soluzione. Siamo costretti allo scontro. Parla il prof. Galloni: “Impossibile intavolare trattative. Con lo Sblocca-cantieri attesi importanti risultati”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Con questa Commissione europea non ci resta che andare allo scontro”. Non ha dubbi il professor Antonino Galloni, economista e presidente del Centro Studi Monetari, dopo la decisione dell’Ue di ritenere “giustificata” una procedura d’infrazione a danno dell’Italia, “rea” di aver violato la regola del debito sia nel 2018 che nel 2019.

Non si mette bene per l’Italia, professore…
L’atteggiamento della Commissione, al di là di tutto quello che ci può essere dietro, prelude a due scenari.

Quali?
O il Governo china la testa e fa quello che dice la Commissione, oppure il Governo alza il tiro e accetta la scontro con la Commissione stessa.

C’è una terza via, quella della mediazione.
La possibilità di mediare, di mettersi d’accordo, di non spingere troppo sull’acceleratore che ha contraddistinto finora il comportamento dei Governi precedenti, non ha più spazio.

Perché?
Guardi, è l’atteggiamento della Commissione che non lascia spazio a tavoli di trattativa o a mediazioni. Insomma, secondo me bisogna andare allo scontro.

Il che vorrebbe dire procedura d’infrazione assicurata. Che cosa comporterebbe?
La procedura d’infrazione prevede l’obbligo di far diminuire il debito pubblico, a botte di 60 miliardi all’anno, circa il 5% ogni anno.

Secondo lei siamo in grado di affrontare una simile batosta?
L’Italia sul tavolo può disporre di tre misure importanti. Innanzitutto c’è lo Sblocca-cantieri che vuol dire parecchie decine di miliardi di lavori e opere pubbliche. Però non avrà effetti prima del 9 luglio, data ultima entro cui potrebbe arrivare la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Ci vorrà più tempo per conoscerne gli effetti. Ci sono poi i mini-bot, cioè la possibilità di pagare immediatamente i debiti delle amministrazioni, che non nascono da un problema di bilancio perché già sono conteggiati nelle passività. Parliamo, invece, di un problema di liquidità e dunque i mini-bot potrebbero essere utili per rimettere in moto l’economia. Ovviamente c’è l’incognita di chi accetta questi mini-bot perché se non gli dai corso legale potrebbero non avere il successo sperato. Infine abbiamo la riforma fiscale, cioè la riduzione delle tasse.

E qui si gioca la partita più delicata.
Bisogna infatti intendersi: se la riduzione delle tasse significa una pari riduzione della spesa non andiamo da nessuna parte, anzi peggioriamo le cose. Se invece riusciamo a fare una riduzione delle tasse che, pur rispettando la progressività dell’imposta, riduce il carico fiscale per i cittadini, è chiaro che abbiamo un vantaggio. Ma è proprio qui che c’è la rotta di collisione con la Commissione. La loro impostazione è che l’Italia già ha avuto troppo e dunque non potrebbe avere altri “trattamenti di favore”, secondo le loro equazioni che secondo me sono assolutamente sballate.

Con questi tre provvedimenti potremmo essere in grado di affrontare l’onda d’urto di un’eventuale procedura d’infrazione?
No, perché sono misure che avranno effetto tra uno-due anni se tutto va bene. Dobbiamo arrivare al 2021 o avvicinarci a quella data per vedere risultati significativi.

Una sorta d’impasse da cui è impossibile uscire.
Esattamente. Ed è su questo che gioca la Commissione. Non è un caso che finora la partita si è sempre conclusa con politiche volute dall’Europa e dunque mazzate per i cittadini tra tasse e pensioni.

La domanda, però, resta: che fare?
Il pericolo c’è, è evidente. Secondo me però bisogna sfidare l’Europa, andare allo scontro e alzare il tiro. Chiamerei le capacità produttive italiane alla mobilitazione perché a quel punto o si vince o si perde. A meno che la prossima Commissione non adotti una linea economica differente ma se vediamo i numeri del prossimo Parlamento è difficile.

Insomma, partita difficile ma scontro inevitabile.
Chi non vuole la rovina dell’Italia si deve mettere l’elmo e l’armatura. E dunque, come ho detto più volte, bisognerebbe fare un discorso chiaro con le grandi banche italiane, pensare a un’agenzia di rating pubblica e così via. Questo permetterebbe all’Italia di resistere, in attesa di avere risultati positivi dai provvedimenti che in questo periodo il Governo sta adottando.