Cosa c’è nella risposta che Roma ha inviato a Bruxelles. Resta invariato il rapporto deficit/Pil. Salvini detta la linea. Se a Juncker & C. va bene siamo felici altrimenti si tira dritto

di Francesco Carta
Politica

Il Governo non fa passi indietro e tira dritto, convinto della bontà della Manovra. Esattamente come annunciato nelle giornate precedenti, ieri è arrivata la risposta alla Commissione europea: restano invariati sia i saldi che le previsioni di crescita. Tutto come prima, dunque. La giornata non è stata certamente facile. Un lavoro difficile, come testimonia la scelta di utilizzare tutto il tempo a disposizione: “Delibereremo in Consiglio dei ministri la risposta da inviare all’Ue e confidiamo di inviarla nei termini”, aveva però rassicurato da subito il premier Giuseppe Conte a metà pomeriggio, di rientro dalla conferenza di Palermo sulla Libia.

A complicare l’operazione a cui erano chiamati gli alleati gialloverdi, obbligati a tenere insieme la difesa della propria impostazione e la necessità di dialogo, sono arrivate le critiche compatte delle principali istituzioni italiane e alle quali si è aggiunto proprio ieri il Fondo monetario internazionale. Critiche legittime, ma sulle quali il Governo, unito e coeso, ha tirato dritto. A far intendere, una volta per tutte, la linea è stato Matteo Salvini prima di entrare a Palazzo Chigi: “La Manovra garantisce più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse per tanti italiani”. E dunque, aggiunge, “se all’Europa va bene siamo contenti, altrimenti tiriamo dritto”.

FRONTE UNITO – Prima che dalle parole si passasse ai fatti, sono passate ore. Il vertice convocato prima di Palazzo Chigi ha visto riuniti intorno a un tavolo, oltre al premier, i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e quello per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro. È qui che si è di fatto deciso cosa scrivere nella lettera da inviare alla Commissione europea e, sin da subito, si è trovata la quadra su due aspetti fondamentali: non si cede alle pressioni europee, ma si cambierà la legge di bilancio per trovare finanziamenti ad hoc da destinare al disastro del maltempo. In altre parole: la Manovra cambia ed è giusto che cambi, ma non perché “ce lo chiede l’Europa”, ma per evidenti esigenze italiane. “Stiamo facendo la conta dei danni e rischiano di essere 5 miliardi di euro. Quindi è chiaro che dobbiamo mettere più soldi alla voce investimenti sul territorio. Perché ce lo chiede la situazione”, ha sottolineato ancora Salvini.

Con questa certezza il vertice si è sciolto e, con un ritardo di trenta minuti sulla tabella di marcia, alle 21,00 è stato riunito il Consiglio dei ministri. Dopo circa un’ora è terminato il Consiglio dei ministri. Due le decisioni più importanti adottate in relazione alla Manovra: per convincere la Commissione europea si è deciso di convergere sull’opzione di dichiarare, nero su bianco, la disponibilità a inserire nella Manovra dei meccanismi che facciano scattare in automatico tagli alla spesa nel caso in cui l’andamento del Pil o dell’economia smentissero le previsioni del Governo. Una sorta di clausola di salvaguardia sul deficit, insomma, anche insistendo sulle spese straordinarie legate alle emergenze Genova e maltempo. Resta, poi, la partita relativa al dissesto idrogeologico. E qui subentra l’altra importante novità: ulteriori risparmi di spesa verranno raccolti dalla dismissione di parte degli immobili di Stato. Nessun passo indietro, per il resto. Perché, come detto da fonti della Lega dopo il Cdm, la risposta italiana all’Ue “è di attacco, non di difesa”.