Croppi: “Non mi ritiro, ma ci penso”

di Valeria Di Corrado

“Per il momento non mi ritiro, ma non escludo sorprese nel momento in cui verranno ufficialmente presentate le candidature”. Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura di Alemanno fino al primo rimpasto di giunta, è dubbioso se proseguire la sua corsa alla poltrona di sindaco di Roma. Sostanzialmente è deluso su come si sta gestendo la pre-campagna elettorale per il Campidoglio e per questo minaccia di piantare in asso quegli intellettuali che avevano chiesto la sua discesa in campo con il comitato “Cominciamo da Roma”.

Cosa l’ha disturbata al punto di pensare a un passo indietro?
C’è un grande disequilibrio tra i candidati. Non siamo tutti nelle stesse condizioni di partenza. C’è una disparità tra risorse finanziare e spazi di comunicazione. Penso di avere il profilo giusto per essere il futuro sindaco di Roma, ma ci vogliono gli strumenti per comunicarlo ai cittadini. Alfio Marchini, ad esempio, è ovunque: su tutte le tv. A Roma sembra che non ci siano alternative se si vuole diventare sindaco: o si è ricchi per censo oppure i mezzi per la campagna elettorale hanno una provenienza misteriosa e sospetta.

Marchini a quale delle due categorie appartiene?
Alla prima. Sicuramente ha mezzi suoi a disposizione. Anche se non ci sono precedenti nella storia per una simile esposizione mediatica. Evidentemente esistono gruppi di interesse che lo favoriscono.

E quali sarebbero questi interessi?
Questo non lo so.

In pratica lei sta cercando finanziamenti per la sua campagna elettorale?
Non chiedo soldi. Per il momento stiamo andando avanti con le donazioni. Chiedo di avere gli stessi strumenti che hanno gli altri: spazi sulle tv e sui giornali, un limite nella guerra ai manifesti.

Cos’altro condiziona la sua candidatura?
Oltre a questo dato strumentale, c’è un dato politico. Siccome non voglio fare una campagna elettorale di pura testimonianza o conquistare 2 o 3 seggi da consigliere comunale per la mia lista, spero di fare un ragionamento più largo con gli altri candidati. Dieci giorni fa, prima delle primarie, avevo inviato una lettera ai candidati del Pd. Mi ha risposto solo Paolo Gentiloni.

Spera di fare un’alleanza col Pd?
Semplicemente credo che invece di disperdere i voti bisognerebbe capire chi ha la stessa idea di come amministrare questa città. Chi davvero vuole smuovere il blocco di interessi degli ultimi 15 anni. Faccio un appello a Ignazio Marino, Sandro Medici, Alfio Marchini e l’architetto Paolo Berdini. Invece che andare a contarci, cerchiamo una soluzione sulle nostre candidature per trovare una persona che sia rappresentativa di tutti. A quel punto sarei anche disposto a fare un passo indietro.

Marino non è un candidato forte secondo lei?
La lotta tra lui è Sassoli non si è ricomposta. Le primarie sono state solo un modo per fare una conta tra gli apparati interni. Ci sono rotture clamorose su Marino e un’offensiva mediatica nei suoi confronti. Il risultato è che il Pd non arriverà compatto alle elezioni.

Al ballottaggio ci arriva?
Sì, ma il suo competitor non sarà Alemanno.

Ha sempre detto che era inadeguato in quel ruolo, ora che siamo arrivati a fine mandato conferma il suo bilancio?
Sì. In parte ne ho condiviso le sorti e il suo fallimento. Alemanno ha avuto un consenso ampio e la possibilità di rompere con il modello su cui fino a quel momento si era basato il governo di Roma. Non solo non l’ha fatto, ma ha amplificato quegli stessi metodi di cattiva gestione. Il risultato è che la città è al collasso: sui trasporti pubblici, la viabilità, il decoro, la finanza. Per questo penso non abbia appello.

Da un sondaggio di Mannheimer, che lei ha più volte citato, 6 romani su 10 vorrebbero che si candidasse un personaggio estraneo ai due maggiori partiti. Pensa che quel personaggio possa essere il grillino De Vito?
Il successo del Movimento 5 Stelle è la conferma di quello che dice il sondaggio. Il problema di Grillo, però, è che è chiuso ad ogni ragionamento. Riesce a intercettare un malessere diffuso ma poi non si presta a nessun confronto. Avevo chiesto a De Vito e ai radicali di fare un’azione congiunta sui derivati ma non ho ricevuto risposta da loro.

Quindi lei non esclude il grillino da quella rosa di candidati con i quali vorrebbe un confronto?
No, non lo escludo. È lui che si autoesclude. Anche se poi ho notato che ha utilizzato i miei stessi documenti sullo spreco delle municipalizzate.

Insomma lascia o non lascia?
Lo deciderò insieme alle persone che finora hanno sostenuto la mia candidatura. Non è una decisione che posso prendere da solo. Però, lo ripeto, abbiamo altri 15 giorni di tempo prima della presentazione ufficiale delle candidature per arrivare a una soluzione condivisa.

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