Cuore di papà e papà. Sentenza storica a Trento: maternità surrogata riconosciuta a due uomini gay

dalla Redazione
Cronaca

Una sentenza a dir poco storica. Riconosciuti entrambi padri di due bambini nati negli Stati Uniti attraverso la maternità surrogata. Per la prima volta in Italia la Corte d’Appello di Trento ha disposto il riconoscimento “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”.

Secondo la Corte, “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”. Una sentenza che secondo l’associazione Famiglie Arcobaleno, muovendosi nel solco della Cassazione, “riconosce il diritto dei minori nati in coppie gay o lesbiche a vedersi riconosciuti entrambi i genitori, indipendentemente da come questi bambini sono nati e indipendentemente dal dato puramente biologico”.

L’associazione, quindi, “in assenza di leggi chiare” spera “che tutti i tribunali d’Italia seguano la stessa strada, l’unica che al momento possa garantire i nostri figli e le nostre figlie. Purtroppo oggi non è ancora così e i bambini delle famiglie omogenitoriali in Italia hanno diritti diversi a seconda di dove sono nati, a seconda di quale tribunale possa decidere sulle loro vite e sulle loro famiglie. E’ un’ingiustizia che va sanata al più presto”.

  • honhil

    Oramai le aule dei tribunali sono diventate le aie dove si realizzato i desiderata delle toghe. Così può capitare che un imputato vi entra come stupratore reo confesso e ne esce immacolato come un giglio. Oppure, come in questo caso, ad un bambino vengono assegnati due padri. E così via. In un infinito zig-zag tra codici e leggi. Una perfetta catena di montaggio che ha surrogato il Parlamento. Altro che interpretazione della legge. Il giudice è diventato un artigiano e lavora in proprio. A seconda della bisogna. Nessuno prima aveva agito in questo modo. Né imperatori. Né dittatori. Semmai si servano dei giudici (o della spada quando ancora i giudici non erano stati inventati), per far valere le loro “ragion di stato”. Adesso i giudici si sono messi in proprio. Eppure tace il Quirinale e tace il Csm. E pure l’Anm. Mentre gli italiani vorrebbero scappare tutti dallo Stivale. E chi può lo fa.