Da Elkann a De Benedetti. Editori più esteri che italiani

di Francesco Bonazzi
Primo piano

di Francesco Bonazzi

La predica civile è sempre in agguato, quando si ha a che fare con gli editori illuminati e “di sinistra”. Mercoledì, quando ha presentato al mercato la concentrazione editoriale tra Repubblica, Stampa e Secolo XIX, Carlo De Benedetti ci ha consegnato parole ispirate: “La missione di questa casa è sempre stata l’editoria, al servizio di una crescita civile del Paese”. Ok, ma di quale Paese? Già, perché l’ingegnere è cittadino svizzero, John Elkann ama dividersi tra Parigi e New York e il cuore del suo impero ha da tempo lasciato l’Italia, mentre Carlo Perrone amministra un considerevole patrimonio immobiliare tra la Francia e gli Stati Uniti. Insomma, quello che sarà il primo polo editoriale del Paese avrà sì la sede legale in Italia (le provvidenze pubbliche sono ancora interessanti), ma avrà il cuore e il cervello Oltralpe. Non è che per fare gli editori e fare dei buoni giornali sia necessario essere italiani. Anzi. Se si pensa a come i grandi quotidiani della Penisola, a cominciare da Stampa e Corriere della Sera, piegarono il ginocchio al cospetto di Benito Mussolini durante il fascismo, viene da rimpiangere che non avessero azionisti britannici o francesi. Tuttavia è giusto riflettere su che cosa spinga fabbricanti di automobili, finanzieri e immobiliaristi a continuare a investire in un settore maturo e avaro di margini come l’editoria di carta.

LA FUGA – La famiglia Elkann-Agnelli ha una holding, la Exor, che è ritornata in Italia, ma i suoi asset più importanti, Fca-Fiat e PartnerRe (riassicurazioni), sono sparpagliati tra Usa, Olanda e Gran Bretagna. La Stampa è in rosso da anni e ha perso copie e milioni, ma serve al duo John Elkann-Sergio Marchionne per coprirsi le spalle con la politica nella progressiva ritirata dall’Italia. Carlo Perrone, che viene da una dinastia industriale che ha fondato la Ansaldo, si era stufato da tempo di ripianare le perdite del Secolo XIX e aveva un problema con Carige e Unicredit. Gli piace molto avere incarichi nella federazione degli editori (Fieg), per la quale tiene i rapporti internazionali.

PROCESSO – De Benedetti, sotto processo per omicidio colposo per l’amianto alla Olivetti, ha interessi nella componentistica auto (Sogefi) e nella sanità privata (gruppo Kos). Come editore ha saputo affidarsi a manager capaci, che hanno tenuto i bilanci del gruppo Espresso sempre in ordine, a differenza del concorrente Rcs. Gli piace maledettamente scegliere il leader del centrosinistra italiano, però ama la Svizzera, paese che gli salvò la vita durante la guerra. Come si vede, ognuno di questi tre editori che adesso si mettono insieme ha la propria storia. Ed è una storia importante. Ma ricordare che hanno il portafogli, e spesso anche il cuore, all’estero, aiuterà a pesare meglio i consigli che i loro editorialisti ci daranno su come dobbiamo riformare le pensioni, tagliare la sanità pubblica e ripartire il carico fiscale.