Da Alfano a Gentiloni i ministri si vestono da Babbo Natale e regalano consulenze ad amici e fedelissimi

di Carmine Gazzanni

Chi l’ha detto che Babbo Natale, in sella alle sue renne, non possa far lieta visita anche ai ministeri. Peccato però che qui il regalo tanto atteso non abbia le sembianze del classico dono da scartare, ma veste i panni, burocratici, dell’incarico di consulenza ministeriale. Uno stipendio nuovo nuovo di zecca per tanti fedelissimi e amici che, poco prima delle sante feste, potranno vedere il proprio stipendio gonfiarsi.

DIRETTAMENTE DA GROTTE – Partiamo dal Viminale. Negli ultimi mesi Babbo Angelino Alfano ha pensato di ampliare la sfera dei suoi collaboratori. Ed ecco allora che da ottobre a lavorare nei piani alti del Viminale troviamo la dottoressa Emilia Saugo. Un curriculum di tutto rispetto per la Saugo che conosce molto bene i corridoi del potere avendo lavorato anche come responsabile della segreteria del Presidente del Collegio dei Deputati Questori, quando l’incarico era ricoperto dall’ex compagno di partito proprio di Alfano (ai tempi del Pdl), Francesco Colucci. Ma non basta. Perché poco prima della Saugo, a entrare dalla porta principale del Viminale era stato anche Angelo Collura per una non meglio precisata “collaborazione all’interno della segreteria del Ministro”. Quale l’esperienza maturata da Collura? Semplice: assessore comunale a Grotte, un comune nell’agrigentino (manco a farlo apposta, terra d’origine di Alfano) di nemmeno 6 mila anime. Un bel salto per Collura, non c’è che dire. Che, non a caso, pare – stando alle cronache dei giornali locali – essere praticamente scomparso dal suo ruolo da assessore: nessuna delibera da qualche mese a questa parte porta più la sua firma. Chissà: troppo lavoro nello staff di Angelino.

PRO DOMO SUA – Ma facciamo un salto e cambiamo dicastero. Andiamo alla Farnesina. Il buon Babbo Paolo Gentiloni che, come La Notizia ha già dimostrato, ha già provveduto, all’indomani del suo insediamento, a circondarsi di fedelissimi, ha pensato bene di allargare ulteriormente il suo staff. Con l’ingresso di Tobia Zevi, entrato da pochi mesi nelle stanze degli Esteri. Zevi, figlio della più nota Tullia, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane dal 1983 al 1998, è da sempre vicino a Gentiloni, oltreché uomo di prim’ordine del Pd romano, essendosi anche candidato alla segreteria cittadina nel 2013. Ed avendo spalleggiato, alle scorse primarie cittadine, manco a farlo apposta, per l’attuale titolare della Farnesina.

Insomma, l’ottica pare proprio quella del pro domo sua. Tanto Gentiloni, quanto il ministro della Difesa Roberta Pinotti che, a ottobre, ha pensato bene di munirsi di un collaboratore “nell’ambito delle attività di raccordo con le realtà territoriali e le relative istituzioni, per promuovere e consolidare il ruolo del Dicastero nello sviluppo del sistema Paese mediante l’ideazione di programmi ed iniziative finalizzati alla valorizzazione dello scambio tra le esperienze intersettoriali e le professionalità del mondo della difesa”. Un giro di parole utilissimo per capire l’essenzialità di tale consulenza. Affidata al giovane Andrea Visentin. Ligure, esattamente come la Pinotti. E, soprattutto, orfano dell’esperienza lavorativa nell’ufficio stampa del Partito Democratico alle regionali, in supporto alla candidata Raffaella Paita, battuta come si sa da Giovanni Toti. Ma, chissà, anche questo è soltanto l’ennesima coincidenza.

Twitter: @CarmineGazzanni