Da Sapelli a Conte, un festival per bruciare i candidati premier. Così torna in auge l’asse politico Giorgetti-Fraccaro

dalla Redazione
Politica

A inizio giornata sembrava cosa fatta. Questione di dettagli e il “governo del cambiamento”, come suole chiamarlo Luigi Di Maio a mo’ di mantra, sarebbe partito. E, finalmente, avremmo conosciuto il nome del presidente del Consiglio. Tanto che già in mattinata le indiscrezioni di palazzo avevano fatto emergere due nomi: l’economista Giulio Sapelli, nome avanzato dalla Lega, e l’avvocato ed ex membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, Giuseppe Conte, che Di Maio aveva voluto anche nella sua squadra di Governo. Si è capito da subito che non erano “solo” nomi quando Sapelli ha dichiarato di aver dato disponibilità a Matteo Salvini come premier. Ed ha aggiunto: “Sono in attesa. Sto aspettando che qualcuno mi chiami per andare al Quirinale dal presidente Mattarella. Sono un vecchio torinese che rispetta le istituzioni”. Insomma, non un nome campato in aria. Pian piano, però, è nato il sospetto che le (troppe) dichiarazioni di Sapelli puzzassero di bruciato. Specie una: “Ho detto loro che vorrò dire la mia sui ministri ho parlato con il collega Domenico Siniscalco, che spero di avere al mio fianco come ministro del Tesoro”. Un nome, quello di Siniscalco, difficilmente digeribile dai Cinque stelle, essendo stato ministro proprio con Silivo Berlusconi e ricoprendo un alto incarico dirigenziale alla Morgan Stanley, una di quelle banche “sistemiche” chi i pentastellati vedono come il diavolo. Non a caso, nel giro di breve, è arrivata la precisazione del Movimento: mai avanzato il nome di Sapelli. Il primo nome bruciato, insomma. Resta, invece, in piedi quello di Conte. Un nome, questo, che potrebbe ottenere anche il placet di Sergio Mattarella, avendo lavorato al fianco del presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, da sempre stimato dal Quirinale

I nomi in campo – Il nome di Conte per la presidenza, però, non è l’unico. Secondo le ultime indiscrezioni restano ancora in campo nomi di accademici: si parla del rettore dell’Università di Milano, Gianluca Vago e di Michele Geraci, professore di Economia a Shanghai. Che, non a caso, ieri ha sottolineato come flat tax e reddito di cittadinanza siano “complementari”. Secondo altre indiscrezioni, ancora, non è detto che Lega e 5 stelle non stiano prendendo in esame un nome al femminile, magari uno di quelli già avanzati dallo stesso Mattarella, come la diplomatica Elisabetta Belloni. Se gli staff dei due partiti continuano a parlare della ricerca di un “nome terzo”, il desiderio reale è che alla fine si trovi la quadra su un asse “politico”. A cominciare dai fedelissimi di Di Maio e Salvini. Parliamo, cioè, di Giancarlo Giorgetti e di Riccardo Fraccaro, per i quali comunque pare certo (vedi articolo qui sotto) in alternativa un posto in qualche ministero strategico. “Impensabile – dicono i ben informati – che premier venga scelto qualcuno che non ha partecipato ai tavoli del programma”. Segno evidente che la squadra non possa essere scissa dalla stesura del programma stesso. In questo senso, nell’andamento ondivago tra premier politico e premier tecnico, non sfuma neanche l’ipotesi dello stesso Luigi Di Maio. “Ma dovrebbe fare questa volta lui un passo indietro su Berlusconi”. Cosa improbabile. A meno che Di Maio non voglia giocarsi il tutto per tutto, rischiando però di perdere la stima dei suoi elettori.

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