Dalla Meloni a Lady Franceschini: è boom di doppie poltrone. Consiglieri comunali, regionali e onorevoli. In Campidoglio l’andazzo va di moda

di Giorgio Velardi
Politica

Se fosse ancora vivo, Mike Bongiorno gli farebbe la fatidica domanda: lascia o raddoppia? E loro, ovviamente, non avrebbero dubbi: raddoppierebbero, come del resto hanno già fatto fino ad oggi. I consiglieri del Comune di Roma che già prima delle Politiche di domenica scorsa ricoprivano il doppio incarico, essendo cioè anche parlamentari, continueranno imperterriti nell’andazzo, trincerandosi dietro il laconico “lo prevede la legge”. Tutti rieletti a Montecitorio, ad eccezione di Michela Di Biase (Partito democratico), moglie di Dario Franceschini, e Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia) che – da questo momento – sommeranno a quello comunale pure lo scranno in consiglio regionale del Lazio.

Per quanto riguarda gli altri, da Roberto Giachetti (Pd) a Giorgia Meloni (FdI) e Stefano Fassina (Liberi e Uguali), tre dei dodici sfidanti di Virginia Raggi (M5s) alle elezioni di giugno 2016, invece, le cose resteranno esattamente come stanno. Anche se in molti, soprattutto tra le file dei pentastellati, si sarebbero aspettati un loro passo indietro. Niente da fare, a quanto pare. A cominciare proprio da Lady Franceschini.

Ora che avrà un incarico alla Pisana, lascerà il posto in assemblea capitolina?, le ha chiesto ieri, in modo chiaro e preciso, il Corriere della Sera. E lei, di tutto punto, ha risposto: “Mi dimetterò da capogruppo, ma non da consigliera: il ruolo in Regione non è una diminutio, semmai rafforza il mio impegno in Comune”. Come, francamente, non è dato sapere. Vedremo. La domanda però sorge spontanea: ma i ‘nostri’, visti pure i sovrapposti ritmi parlamentari (Aula, commissioni etc.), come faranno a mantenere il doppio incarico? Ma soprattutto, quante volte hanno partecipato finora alle riunioni dell’Assemblea e delle Commissioni? Per rispondere a questa domanda basta consultare i dati pubblicati sul sito del Comune di Roma. Si scopre per esempio che la leader di Fratelli d’Italia dalle parti del Campidoglio si è vista pochino, per non dire per niente, sia in un caso sia nell’altro.

In commissione, per esempio, tra luglio e dicembre 2017 la Meloni ha messo piede appena 5 volte, contro le 199 della recordman, la grillina Monica Montella. E anche in Aula non è che le cose vadano poi tanto meglio: 5, anche in questo caso, le presenze dell’ex ministra per la Gioventù. Un po’ meglio hanno fatto gli altri due, Giachetti e Fassina. Il vicepresidente della Camera uscente conta 28 presenze in Assemblea (40 il massimo) e altrettante in commissione mentre l’ex viceministro dell’Economia, rimasto noto, suo malgrado, per quel “Fassina chi?” di renziana memoria, si ferma a 32 presenze in Aula e 44 in commissione. Ma attenzione, non è tutto oro quel che luccica.

“Troppo spesso – rivela il consigliere del M5s, Paolo Ferrara, a La Notizia – si tratta di presenze di pochi minuti a fronte di sedute di ore, necessarie addirittura per evitare di decadere dall’incarico. Avevamo previsto che sarebbe finita così: è una questione di serietà, per loro, evidentemente, assente”.

Tw: @GiorgioVelardi

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