De Vito non molla la poltrona. I Cinque Stelle insistono per sfrattarlo. La Raggi: massima trasparenza in Campidoglio. A sostituire il presidente sarà Stefàno

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Travolto dall’inchiesta sullo Stadio della Roma, arrestato e finito nel tritacarne della stampa. Forse qualcuno si sarebbe aspettato un passo indietro ma Marcello De Vito non molla e resta attaccato alla sua poltrona di presidente dell’Assemblea Capitolina causando non pochi grattacapi alla giunta Raggi che, proprio in queste ore, è in cerca di una soluzione alla spinosa questione. Ieri, infatti, c’è stato il primo Consiglio comunale di Roma dal momento della bufera che ha coinvolto l’ex grillino De Vito, sospeso dal prefetto Paola Basilone in via cautelare da tutti gli incarichi e al cui posto, per l’occasione, sedeva il consigliere grillino Enrico Stefàno.

Una riunione che aveva all’ordine del giorno sia la sostituzione temporanea del consigliere De Vito con la new entry nella maggioranza pentastellata rappresentata da Carlo Maria Chiossi, ossia il primo dei non eletti alle scorse elezioni amministrative, che l’avvicendamento ufficiale alla presidenza con il vice Stefàno, che ha rischiato di concludersi in un nulla di fatto per via delle furibonde polemiche delle opposizioni. Proteste, urla e la solita bagarre all’indirizzo del Movimento e in particolare della sindaca Virginia Raggi che avevano costretto l’Aula a sospendere la seduta. Poi però tutto è rientrato nei ranghi e così la strategia della prima cittadina è stata realizzata anche se solo parzialmente.

Infatti l’Aula, superate le tensioni, ha approvato la sostituzione temporanea del consigliere arrestato con Chiossi mentre ha rimandato, alla prossima seduta, quella per sancire l’avvicendamento tra De Vito e Stefàno. Proprio in relazione a quest’ultimo punto, per evitare noie legali ed eventuali ricorsi si è deciso di studiare il caso con il segretariato a partire dalle modalità per il subentro. “Se il Segretariato ci dirà che è possibile, procederemo alla revoca del presidente dell’Aula” ha spiegato il capogruppo M5S Giuliano Pacetti prima di concludere amaro spiegando che: “Certo, sarebbe meglio se il diretto interessato, per il bene dei romani, rassegnasse volontariamente le sue dimissioni”.

Quella di ieri per il Campidoglio è stata una giornata densa di appuntamenti. Dopo l’ultimo rogo all’impianto Ama di Rocca Cencia, la prima cittadina ha inviato una lettera ai ministri dell’Ambiente, della Difesa, dell’ Interno e dell’Economia, congiuntamente al Prefetto di Roma per chiedere che l’esercito venga messo a presidio degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Una quesitone a dir poco centrale per la città che, sempre ieri, aveva convinto il Campidoglio a chiedere alla municipalizzata dei rifiuti di inviare un report urgente per sapere se le telecamere a Rocca Cencia fossero attive la sera del 24 marzo scorso, quando divampò l’incendio. E sempre ieri la Raggi ha incontrato il prefetto per cercare una soluzione, ancora lontana dall’essere individuata, relativa al fatto che il gruppo Colari, di Manlio Cerroni, fermerà per tre mesi i propri impianti per operazioni di manutenzione.

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