Di Maio guarda al futuro. Gli Stati Generali per il rilancio 5 Stelle. Appuntamento a Roma dal 13 marzo. In ballo la riorganizzazione interna

di Laura Tecce
Politica

Nessuna congiura, nessuna data da ricordare come le “Idi di marzo” del Movimento Cinque Stelle. Tutt’altro. Quello che si è voluto far passare per un assalto alla leadership di Luigi Di Maio non è che una dialettica interna ad un movimento o ad un partito, così come avviene in tutte le formazioni democratiche. Il documento redatto e sottoscritto dai tre senatori pentastellati Primo Di Nicola, Emanuele Dessì e Mattia Crucioli presentato giovedì nel corso di un’assemblea del gruppo parlamentare a Palazzo Madama è semmai una proposta di riforma interna. Nessun complotto, nessuna coltellata alle spalle.

Tutto alla luce del sole: è chiaro, vengono evidenziate delle problematicità ma non serve certo della dietrologia o fantasmagoriche ricostruzioni che tanto piacciono a taluni retroscenisti nostrani, per capire che in questo momento il Movimento ha quantomeno bisogno di ripensare le proprie strategie, sia per quanto riguarda le dinamiche interne sia per quello che viene comunicato all’esterno. Soprattutto come viene comunicato. Nelle tre pagine vergate dai senatori si auspica infatti sia che ci sia “un organo collegiale democraticamente eletto” al posto del capo politico unico ma anche che la comunicazione e i social siano gestiti dall’organismo in questione.

Altro nodo cruciale la fine dei “doppi ruoli”, la “netta separazione tra le cariche interne al Movimento e quelle di governo” e il passaggio della piattaforma Rousseau sotto il controllo diretto del Movimento. L’intenzione è quella che si inizi a parlare “in maniera ordinata e organizzata”, in vista anche degli Stati Generali del M5S, appuntamento voluto dallo stesso Di Maio, per ridisegnare il futuro del Movimento e di cui si conosce già una possibile data: dal 13 al 15 marzo. Il tema è stato oggetto di una riunione, ieri, tra il capo politico di cui – è bene ribadirlo – nessuno e tantomeno i tre senatori hanno chiesto le dimissioni e i “facilitatori” che compongono il neonato “Team del Futuro”. Lo scopo è appunto quello di aiutare il Movimento a superare un empasse, a evolversi, come auspicato dai promotori del tanto “chiaccherato” documento. Il cui punto di partenza sono il sostegno all’esecutivo Conte 2, ritenuta ancora l’opzione migliore, e “la natura post ideologica, democratica, ed ambientalista del M5s“.

Se è vero che chiunque vuole può sottoscrivere il documento o fare proposte per emendarlo, non è affatto vero che sia contro qualcosa o qualcuno. E non ci sarà nessuna raccolta di firme sul testo: “Non siamo ossessionati dalle firme. Non cerchiamo prove di forza, non ne abbiamo bisogno”, assicura Crucioli. “Un gruppo si coagulerà attorno al documento per arricchirlo, migliorarlo e andare a raccontarlo alla base per iniziare il confronto su questo documento ed estenderlo subito all’attenzione dei portavoce sui territori”, semmai. In ogni caso non manca chi, tra post sui social e comunicati stampa, ha voluto anche pubblicamente sostenere Di Maio. Si schierano a difesa del leader il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (“chi attacca Di Maio attacca il Movimento”), il sottosegretario a Palazzo Chigi Riccardo Fraccaro (“i migliori risultati sono arrivati con Di Maio capo politico”) e altri big, dal viceministro dell’Economia Laura Castelli al sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, passando per i parlamentari Francesco D’Uva, Anna Macina e Cosimo Adelizzi.

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