Digitalizzazione alle Calenda greche. Il MiSE non ha dato i 100 milioni promessi alle imprese

di Stefano Iannaccone
Politica

Un tesoro di 100 milioni di euro da destinare allo sviluppo digitale delle piccole e medie imprese per migliorare la competitività grazie alle nuove tecnologie. Dando così ulteriori sbocchi di mercato, soprattutto con le opportunità offerte dall’e-commerce. Un’iniziativa pregevole e al passo con i tempi, messa in cantiere da più di un anno e mezzo. Il testo con le “misure per favorire la digitalizzazione e la connettività delle pmi” è stato anche approvato nel 2014. Peccato, però, che dietro l’annuncio non ci sia nulla: i soldi non sono mai arrivati, finiti nei rivoli della burocrazia e della scarsa attenzione politica del ministero dello Sviluppo economico (Mise) e del ministero del ministero dell’Economia (Mef), che pure hanno firmato il decreto interministeriale. Di fatto manca un ulteriore decreto per indicare come poter richiedere concretamente il contributo. Così la deputata Mara Mucci, iscritta al gruppo Misto, ha chiesto chiarezza depositando un’interrogazione alla Camera, sottoscritta anche dall’ex ministra dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, e da altri parlamentari del Pd, come Enza Bruno Bossio e Paolo Coppola. Una battaglia trasversale, che coinvolge pezzi della maggioranza, per sbloccare un finanziamento giudicato di grande importanza per le imprese. La domanda rivolta ai ministri Calenda e Padoan è netta: capire quando provvederanno a rendere operativi i finanziamenti in questione.

MANCATO SVILUPPO – Il meccanismo per favorire la digitalizzazione dovrebbe far ricorso ai fondi strutturali comunitari. Così ci sarebbero a disposizione 10mila euro per ogni impresa, con l’erogazione della somma prevista attraverso dei voucher fino a un tetto massimo di 100 milioni di euro di spesa pubblica. Tra i tanti interventi finanziabili ci sono le “spese per realizzazione delle opere infrastrutturali e tecniche degli apparati necessari alla connettività a banda larga e ultralarga” e “l’acquisto e la gestione di hardware e software per le transazioni on-line, e per i sistemi di sicurezza della connessione di rete, finalizzati allo sviluppo di soluzioni di e-commerce”. Tutti strumenti adatti a potenziare le possibilità di mercato. Le imprese interessate avrebbero potuto accedere ai fondi avanzando la richiesta sul sito del Ministero dello sviluppo economico. Ma il modulo non è stato ancora attivato. “Il Governo non capisce che questa è una forma di investimento, non una spesa”, lamenta Mucci.

FONDI CERCASI – L’attuale situazione assomiglia a un teatro dell’assurdo: il provvedimento punta all’ammodernamento, ma è finito prigioniero di cavilli e procedure. “L’iter di attuazione di quanto previsto non era certo dei più snelli: era necessaria l’adozione di un decreto Ministeriale”, spiega la deputata, prima firmataria dell’interrogazione. E quel decreto rimandava a un altro “decreto direttoriale per la definizione dei moduli da utilizzare per presentare la domanda di accesso al contributo”, ricorda Mucci. E, al netto delle procedure farraginose, resta una certezza: i voucher da 10mila euro impresa non ci sono. Con tanti saluti alla digitalizzazione delle piccole e medie imprese.