Disabili, bonus bebè, asili nido. Il popolo ora ha la sua Manovra. Parla la vicepresidente della Camera, Spadoni (M5S): “Per la prima volta evitati emendamenti clientelari”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Dallo screening neonatale, al bonus bebè, passando ai fondi per la disabilità, le rette per gli asili nido, la carta famiglia, il congedo di paternità e il fondo per le vittime di violenza. Nonostante poco se ne parli, le misure di welfare contenute nella Manovra non sono poche. “Anche e soprattutto per tali ragioni ritengo che questa sia davvero la Manovra del popolo”, dice convinta la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni.

Eppure le opposizioni dicono che questa legge dimentica completamente le fasce più deboli e fragili della popolazione. Chi ha ragione?
“Mi chiedo come possano dire una cosa del genere”.

In che senso?
“Abbiamo il bonus bebè alzato del 20%, il bonus asili nido che passa da mille a 1.500 euro annuali, il fondo per i disabili che viene rifinanziato con 100 milioni di euro. Io francamente ho visto altre Manovre dove non si pensava alle fasce deboli, questa non è una di quelle Manovre”.

Sulla questione disabili c’è stata forte polemica. E Matteo Dall’Osso è passato dal Movimento a Forza Italia proprio perché, a suo dire, i Cinque stelle non si sono occupati della tematica disabili.
“Faccio una premessa: a me dispiace tantissimo umanamente per Matteo. Peraltro è un emiliano-romagnolo come me e quindi dispiace il doppio”.

Ma…?
“Credo che Forza Italia sia quanto di più lontano da lui. E oltre che da lui anche dai valori del Movimento 5 stelle. Noi siamo entrati con dei valori che non vengono rappresentati da quel gruppo politico. Per cui umanamente mi dispiace, ma politicamente ha fatto un errore”.

Quale?
“Nel Movimento abbiamo sempre detto che finché sei in linea con i valori resti; se entri in disaccordo con la linea, ti dimetti e te ne vai. Non passi in un altro gruppo, non resti in Parlamento. Anche Matteo l’anno scorso dichiarava che il cambio di casacca è qualcosa di assolutamente negativo per la credibilità del Parlamento. La coerenza si vede soprattutto con i fatti. Io, ad esempio, sono orgogliosa di aver devoluto prima 180mila euro al fondo per il micro-credito e poi gli ultimi 6mila euro alla Protezione civile. Questi sono fatti”.

E sulla disabilità quali sono i fatti?
“Abbiamo un ministero sulla disabilità proprio perché è un tema estremamente sentito dal Movimento e dal partner di maggioranza. Il fondo è stato non a caso rifinanziato”.

Eppure Dall’Osso è stato critico proprio su questo punto. Difficile pensare sia un attacco strumentale, non crede?
“Guardi, io non sono nella mente di Matteo. Quello che posso dire è che mi è dispiaciuto molto sentire Matteo che ha dichiarato di essere stato trattato come un disabile. Queste dichiarazioni fanno male perché non rispondono minimamente a verità. Tendo ad escludere che la motivazione sia stata un emendamento non passato o la poca attenzione nei confronti di un tema che invece è molto sentito nel Movimento, da sempre”.

Tornando alla Manovra: il testo alla Camera è stato variamente modificato. Segno che si è tornati a un ruolo centrale del Parlamento?
“Assolutamente sì. Il Parlamento ha avuto un ruolo centrale e di questo sono molto felice. Anche le opposizioni, dopotutto, hanno approvato diversi emendamenti. Penso, ad esempio, al congedo di paternità, aumentato da 4 a 5 giorni, che veniva considerato assolutamente positivo da parte della maggioranza ed è stato presentato dalle opposizioni”.

Ora la palla passa al Senato…
“Se al Senato troveranno il modo per approntare modifiche migliorative, ben venga”.

È dunque soddisfatta da quella che il Movimento ha ribattezzato “Manovra del popolo”?
“È una Manovra dentro cui non ci sono emendamenti localistici. Rispetto ad altre Manovre dove magari alle tre di notte arrivavano emendamenti col finanziamento all’ente tal-dei-tali o all’associazione tal-dei-tali, quest’anno non ci sono stati questi tipi di favoritismi. Già questo è un grande passo in avanti”.

La strada sul welfare e è però ancora lunga. Su cosa crede bisognerà battere nei prossimi mesi?
“Bisogna continuare ad insistere sulle tematiche del lavoro, come fatto già con il Dl Dignità. Fondamentale poi è tutelare i diritti di tutti, soprattutto dei più deboli e dalle donne”.

Su questo cosa bisognerà fare?
“Occorre azzerare le differenze degli emolumenti tra uomini e donne. E bisogna intervenire sulla doverosa flessibilità sul lavoro per le donne affinché si possa conciliare l’essere mamma con l’essere lavoratrice”.