Decadenza Berlusconi, è muro contro muro. Niente intesa tra Pd e Pdl. E Schifani minaccia: se si vota subito il governo è finito

di Filippo Conti

A un certo punto sembrava di essere dentro una partita a scacchi. Con Pdl e Pd alla ricerca della mossa vincente. Senza però trovarla. Quello che è andato in scena nel Palazzo di Sant’Ivo alla Sapienza, a due passi da Palazzo Madama, sede della giunta per le immunità del Senato, è stato un giorno di ordinaria follia. Con il caos a farla da padrone. A cominciare dall’inizio, quando Andrea Augello, entrando, ha motivato il suo silenzio col fatto che la giunta è “un organo giurisdizionale”. “Ma quando mai”, gli ha risposto in diretta l’ex magistrato Felice Casson, “noi siamo tutti eletti dal popolo, quindi siamo un organismo politico a tutti gli effetti. E possiamo dire quello ci pare, relatore compreso”. Nel frattempo, quasi ogni membro della giunta veniva assediato da cronisti e cineoperatori. Sotto gli occhi un po’ perplessi di giornalisti di una tv sudcoreana. Nel frattempo i democrats che via via arrivano in giunta sembrano decisi a tutto.
“Non ci sarà alcun rinvio. E respingeremo al mittente eventuali ricorsi in Europa”, continua Casson. Dura anche Stefania Pezzopane. “La retroattività della legge Severino è totalmente applicabile. Bisogna fare in fretta. Non possiamo stare appesti alle minacce di Berlusconi”, afferma la senatrice democratica. Resta dubbioso, invece, Enrico Buemi, il senatore socialista eletto nelle file del Pd, che ancora non ha deciso come votare. “Io non sono contro le sentenze, anzi le rispetto. Ma la legge deve essere uguale per tutti. Anche per Silvio Berlusconi. Se ne facciamo un martire alle prossime elezioni vince lui”, osserva Buemi. Mentre Augello, prima di entrare, sussurra: “E’ una norma con tante falle, ma rivoterei la legge Severino”.

Riunione a porte chiuse
Poi le porte si chiudono e inizia la partita vera e propria. Chi sperava di assistere resta deluso. “La riunione è a porte chiuse”, dicono i funzionari di Palazzo Madama. “Mi dispiace, questa volta niente streaming, però dopo vi racconto tutto”, dice il grillino Vito Crimi, rassicurando i cronisti.
Dopo un paio d’ore di confusione totale, dove le versioni si accavallavano smentendosi a vicenda, si inizia a capire che Augello ha presentato solo le pregiudiziali. Nel numero di tre. Senza relazione. Con lo scopo di allungare il brodo. La risposta del Pd, segno che se l’aspettavano, è altrettanto efficace: votiamo subito le pregiudiziali, ma se vince il no deve intendersi decaduta l’intera relazione. La mossa del cavallo di Augello sembra dunque rivoltarsi contro lo stesso Pdl: così i tempi si accorcerebbero. La confusione aumenta. Mentre la commissione fa un break. Escono i funzionari del Senato a distribuire il testo. Mentre il grillino Gianrusso dà la sua versione. “Augello ha presentato una relazione incompleta, senza le conclusioni. Quindi noi e il Pd spingeremo per votare subito, in modo da rendere poi inutile la relazione del senatore”. Il Pdl sembra essersi messo nell’angolo da solo. Ma riesce comunque a rinviare il voto a oggi. E un senatore grillino, uscendo ormai col buio, sussurra: “Pensavano di allungare i tempi, invece noi glieli abbiamo accorciati. Si sono fregati da soli, come con la legge Severino”.

Guerra di dichiarazioni
La guerra a colpi di dichiarazioni era andata avanti per tutta la giornata. Che si era aperta con decisione della data in cui la Corte d’appello di Milano deciderà sulla nuova interdizione dai pubblici uffici del Cavaliere: il 19 ottobre. “Berlusconi deve essere giudicato in punta di diritto, non come nemico storico”, aveva detto di prima mattina Angelino Alfano, interlocutore di Maurizio Belpietro nella “Telefonata” su Canale 5. “La sentenza contro Berlusconi è aberrante, osservava invece Fedele Confalonieri in un’intervista pubblicata dal Giornale, “e io ne sono la prova. I bilanci Mediaset in questione sono stati firmati da me per due volte e in entrambi i casi sono stato assolto. Quindi non capisco in base a cosa lui sia stato condannato”.
Altri segnali di guerra, intanto, giungevano sempre dal Pdl. “Il Pd giudichi senza pregiudizi altrimenti la pagherebbe cara”, ha incalzato il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello. “Se la giunta fa fuori il leader del Pdl, per noi sarà impossibile continuare a sostenere questo governo”, è il giudizio lapidario espresso dall’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini. Mentre una timida apertura sui tempi arrivare dal presidente della giunta, Dario Stefano: “Il ricorso alla Corte europea? Non incide assolutamente sull’iter. Detto questo, se il relatore la userà nella sua relazione, ne terremo conto”. Proprio la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, nel pomeriggio, ha fatto sapere di aver ricevuto il ricorso del Cavaliere contro la retroattività della legge Severino. “Ma la questione non potrà essere esaminata prima di 3 o 4 mesi”, ha spiegato una fonte della stessa Corte alle agenzie di stampa. Nota che si presta a una doppia lettura: favorevole al Pdl se Palazzo Madama decidesse di attendere il responso da Strasburgo, negativo se la giunta accelerasse i tempi proprio in virtù del fatto di non poter aspettare tale responso.

Schifani minaccia. Se si vota subito il governo è finito

di Angelo Perfetti

“Dalla giunta provengono segnali di muro contro muro. Un inaccettabile atteggiamento da parte del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle che addirittura intendono votare entro domani (oggi, ndr) contro le  pregiudiziali approfondite e dettagliate formulate dal relatore. Se dovesse succedere questo, non credo che si potrebbe più parlare di maggioranza a sostegno del governo”. Lo ha dichiarato ai tg della sera il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani. Che poi, a Porta a Porta, ha rincarato la dose. “Valuterò con i nostri senatori se partecipare alla riunione Giunta. Voglio esprimere la mia grande amarezza per quello che si è configurato come un plotone di esecuzione. Non si è mai verificato che la giunta delle elezioni si dette questi ritmi, una procedura anonima e contorta che si propone di scardinare questa maggioranza e questo governo”. Replica Zanda (Pd): “Lo dico molto pacatamente, il senatore Schifani commette un errore molto grave continuando a collegare i lavori della Giunta del Senato alla sorte del governo di Enrico Letta”.

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