E’ ora di ritirarsi dall’Iraq. Ma i giallorossi tentennano. Domani capigruppo convocati da Conte a Palazzo Chigi. Mercoledì l’informativa di Di Maio

di Clemente Pistilli
Politica

Gli obiettivi di Donald Trump nella crisi che ha scatenato in solitaria nel Medio Oriente non sono gli stessi dell’Italia. Roma non è stata coinvolta nel blitz che ha portato all’apertura di un fronte di guerra e gli italiani, al pari di altri militari occidentali, non sono più graditi in quella regione. Mentre in Libia, partendo dalla gestione dei flussi migratori, i motivi per restare sono numerosi, non si può dire lo stesso in Iraq. Tanto che i nostri militari sono costretti in queste ore a nascondersi nei bunker per cercare di riportare a casa la pelle. Ma nonostante tutti assicurino che la loro protezione è la priorità, a differenza ad esempio della Germania, che ha impiegato un attimo a fare fagotto, lasciando il presidente statunitense a mettere da solo una toppa al buco che ha realizzato, l’Italia tentenna e arriva a dire che il ritiro del nostro contingente non è la scelta giusta.

STRATEGIA CERCASI. I giallorossi sembrano disorientati davanti al complesso scenario internazionale. E non vanno oltre le solite dichiarazioni di circostanza. Ecco così, dopo l’attacco missilistico alle basi statunitensi, il commentino del ministro degli esteri Luigi Di Maio tramite Facebook: “È accaduto quello che temevamo. L’Iran ha risposto al raid Usa lanciando decine di missili contro le basi militari di Ayn al-Asad e di Erbil in Iraq. Entrambe ospitano personale della coalizione internazionale anti-Isis, di cui fa parte anche l’Italia. Seguiamo con particolare preoccupazione gli ultimi sviluppi e condanniamo l’attacco da parte di Teheran. Si tratta di un atto grave che accresce la tensione in un contesto già critico e molto delicato”.

Non è andato molto meglio il ministro della difesa, Lorenzo Guerini: “Seguiamo la situazione e le evoluzioni con la massima attenzione. La sicurezza dei nostri militari è la priorità assoluta. A loro la più stretta vicinanza, da parte mia e di tutte le Istituzioni”. Di mollare Trump nel pasticcio in cui si è messo da solo non se ne parla. “Ritirare i militari? No, mi sembra che l’Italia stia lavorando per l’impegno delle istituzioni europee, non è quella la soluzione”, ha dichiarato il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “Il mio pensiero va ai soldati italiani in Iraq e ad Erbil. Ho visitato la base, conosco l’umanità e la professionalità delle nostre donne e dei nostri uomini. Il loro impegno è decisivo nell’aiuto alle popolazioni, nella lotta a Daesh e nella ricostruzione, come la diga a Mosul”, ha aggiunto il ministro per gli affari europei Enzo Amendola. “La determinazione dell’Unione Europea di impegnarsi con l’Iraq resta. Abbiamo una delegazione dell’Ue in Iraq e abbiamo una missione civile in Iraq. Non ce ne andiamo”, gli ha fatto eco il portavoce del Servizio Europeo di Azione Esterna diretto dall’Alto rappresentante Josep Borrell, Peter Stano.

LE DECISIONI. E’ ora di decidere. E data la situazione di tornare a casa. Oggi il caso verrà affrontato in Consiglio dei ministri e il premier Giuseppe Conte ha convocato per domani mattina i capigruppo di maggioranza e opposizione a Palazzo Chigi. Mentre la crisi mediorientale è seguita con attenzione dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mercoledì 15, alle 11.30, il ministro Di Maio presenterà inoltre un’ informativa sulla situazione internazionale che riguarda Iraq, Iran e Libia.

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