È Tria ma sembra Padoan, Lega e M5S spiazzati. Big e peones in imbarazzo per l’appello alla prudenza sui conti pubblici

di Fabrizio Lioni
Politica

Una domanda sulle parole del ministro Tria? E su quelle del vicepremier Salvini? Che stiano seduti nel Transatlantico di Montecitorio o vengano raggiunti telefonicamente, i parlamentari della maggioranza evitano tutti di rispondere alla domanda. Persino il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia. Come pure Alberto Bagnai, Alessio Villarosa e noti economisti in quota governativa del calibro di Claudio Borghi, fanno scena muta.

Sguardi persi – Evitano la questione come la peste. “Scusa non posso parlare adesso”, “Mi dispiace, ma sul tema non rilascio dichiarazioni”. E ancora: “Magari un’altra volta”. Le facce si irrigidiscono e fioccano i no comment. Del resto le parole pronunciate di prima mattina dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, in occasione delle celebrazioni del 224 anniversario della fondazione della Fiamme Gialle, non sono passate inosservate. Anzi, sono piombate nel Palazzo come fulmini a ciel sereno. “Le sfide condizionate dalla particolare situazione economica- ha detto il titolare del Mef- dovranno essere affrontate nel segno della continuità con le politiche adottate nel passato, per gestire al meglio il presente” nonché “per pianificare con lungimiranza il futuro”. Il ministro è talmente chiaro su come intende affrontare i dossier di cui dovrà farsi carico il suo dicastero, da non lasciare spazio a dubbi. Le sue parole sembrano indirizzare il cammino governativo attraverso un sentiero inaspettato quanto sconcertante tra le fila giallo-verdi: quello già battuto dal suo predecessore, ovvero l’odiato nemico Pier Carlo Padoan.

Ci pensa Matteo – Gli ingredienti per alimentare una polemica, con le opposizioni pronte a farla lievitare, sono talmente tanti che in Parlamento ci si prepara al fuoco di fila. Poi ci pensa Matteo Salvini, presente anche lui alle celebrazioni, a disinnescare la bomba, sparando davanti ai vertici della Guardia di Finanza il vecchio cavallo di battaglia della pace fiscale. “Dobbiamo chiudere da subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro”, la pezza del ministro degli Interni. La tensione nel Palazzo scema, il leader del Carroccio registra un altro punto a favore. Ma le parole di Tria continuano ad echeggiare.