Brexit, un azzardo chiamato referendum

di Gaetano Pedullà

I bookmakers britannici, che la sanno lunga, alzano le stime sulla Brexit. L’ondata senza freni di europei in cerca di occupazione in Inghilterra preoccupa più dei potenziali contraccolpi all’economia. Dunque l’aria che tira non è delle migliori per Bruxelles, e i mercati finanziari si stanno preparando al peggio bruciando miliardi. Non esattamente lo scenario che immaginava il premier Cameron quando volle il referendum, pensando di fregare con una botta sola l’Ue e i populisti dell’Ukip. Con la pistola della Brexit puntata sulla Commissione europea, il leader inglese ha strappato condizioni eccezionali per il suo Paese pensando di andare al voto con un asso nella manica.

Questa carta però potrebbe non essere vincente, e se prevarrà l’uscita dall’Unione europea per Cameron sarà l’inizio della sua fine politica. Un azzardo che ricorda la situazione italiana. Anche qui Renzi si gioca tutto con un referendum, sapendo che se vince incassa su tutti i fronti: il sistema monocamerale combinato con la nuova legge elettorale lo blinda a Palazzo Chigi. E il congresso del Pd infine ne farà un monarca. A patto però che i bookmakers gli diano ragione.

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