Referendum e riforma Madia, le alte sfere dello Stato hanno votato

di Gaetano Pedullà

Per Matteo Renzi è la prova che il Paese è bloccato. Ma la bocciatura della riforma Madia sulla Pubblica amministrazione non è solo questo. Dietro c’è l’ultima barricata dell’alta dirigenza dello Stato – che nella Consulta ha il suo baluardo più alto – per resistere a una modifica della Costituzione letta come un salto nel buio. La decisione a pochi giorni dal referendum è un segnale fortissimo.

Emblematica anche la motivazione della Corte: la nuova legge sugli statali lede i diritti delle Regioni. Proprio quelle Regioni a cui il cambio della Costituzione assegna la nomina dei nuovi senatori, non più eletti direttamente dai cittadini. Con questi chiari di luna perciò non abbiamo solo un avvertimento al Governo, ma un primo assaggio di come funzionerà Palazzo Madama se il 4 dicembre dovesse vincere il Sì. L’effetto di una riforma della nostra Carta fondamentale poco condivisa nel Paese e soprattutto poco radicale (quanto sarebbe stato meglio abolirlo del tutto il Senato e, mentre ci si stava, ridimensionare pure quegli immensi stipendifici che sono da sempre le Regioni).

  • honhil

    E’ un vero pasticciaccio, come ogni cosa fatta con i piedi. Ma un pasticciaccio voluto. Fatto ad immagine e somiglianza di Renzi. Anzi, e da ciò l’alchimia così fortissimamente voluta e pervicacemente portata avanti, del nuovo abito istituzionale che verrebbe ad indossare Renzi, se il Sì dovesse spuntarla sul No. Perciò, continuarla a pensare come una porcata e soltanto una porcata, racchiudendola nei confini ristretti di “una riforma mal scritta”, è il più grande errore che gli italiani tutti, e in modo particolare i costituzionalisti, possano commettere. L’ex sindaco di Firenze, tanto per ricordare l’ultima sua carica istituzionale prima che mettese piede a Palazzo Chigi, ha, più di tutti i segretari politici del Pci/Pds/Ds/Pd, intravisto la reale possibilità di far diventare la politica una religione e in quel varco ideologico s’è infilato con l’irruenza della sua giovane età. E da quel pulpito promette agli italiani il paradiso in terra. Del resto, l’inferno Russo non veniva gabellato come un Paradiso e visto come tale dai dirigenti del fu Pci? Ma per un Paradiso che nell’aldilà può non esserci e un domani che migliore non sarà di certo, chi ruba l’anima dell’ieri, dell’oggi e del domani è quello promesso da Renzi. Non mettendo le mani in tasca l’altro. Per coltivare i vizi dell’elite.

 

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