Referendum, l’inutile fuga dalle urne di dicembre

di Gaetano Pedullà

Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. Matteo Renzi sentita l’aria che tira ha stoppato ogni ipotesi di rinvio del referendum costituzionale. L’idea di far slittare le urne non esiste, ha detto il Presidente del Consiglio facendo apparentemente harakiri. I sondaggi infatti vedono in testa il No e i regali promessi a chicchessia nella legge di stabilità non basteranno a far correre gli italiani felici alle urne. Più saggio dunque prendere tempo, con la scusa del terremoto servita su un piatto d’argento. Per questo il partito del rinvio stava crescendo da giorni, arrivando ieri all’offerta esplicita di Alfano, pronunciata anche per mettere zizzania tra gli ex colleghi di Forza Italia. Un favore al premier che però ne avrebbe svelato apertamente la debolezza. Meglio perciò affrontare nei tempi previsti il verdetto popolare. Di spazio d’altronde il Governo se n’era già preso tanto, fissando più lontano possibile un voto che avremmo potuto già esprimere da settimane. Spostare ancora la data dunque sarebbe stato un secondo rinvio. Una fuga, in sostanza. Che avrebbe presentato il conto spingendo verso il No molti cittadini ancora incerti sulla riforma.

 

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