Romanopoli, la disfatta di un Paese

di Gaetano Pedullà

Soldi, soldi, soldi. Altro che quattro sfigati che trafficavano con piccoli appalti pubblici. È una melassa ricchissima quella che a Roma mischia Destra e Sinistra, il sottobosco dei partiti e la politica che conta, il mondo di sotto fatto da impresentabili, ex terroristi e criminali con il mondo di sopra, quello dei colletti bianchi, delle imprese in affari con le amministrazioni e con lo Stato. Un sistema che era pronto a fare il salto nella grande finanza internazionale. Le coop di Salvatore Buzzi si stavano preparando a emettere addirittura mini Bond, per investire in nuovi business. Roma d’altronde era diventata satura. Chi si opponeva  – anche tra i manager delle municipalizzate – era stato fatto allontanare. E alla fine Carminati e i suoi si erano presi tutto. Uno schifo, ha detto ieri Renzi, esattamente come ha detto l’Agenzia di rating Standard & Poor’s riferendosi però al merito di credito dell’Italia. Mafia Capitale non è la causa ma il sintomo di un Paese che anche per il Censis si sta arrendendo. Proprio quello che aspetta chi vuole speculare, comprando a due euro le ricchezze di un Paese che merita di più. E che oggi ha solo bisogno di far pulizia e tornare a credere in se stesso.

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