Un vento nuovo sui mercati

di Gaetano Pedullà

La società cambia, la politica cambia e anche i mercati si accodano. Solo così può spiegarsi quello che è accaduto ieri, quando il presidente della Commissione europea ha sparato contro l’Italia un missile che in altri tempi avrebbe fatto sprofondare la Borsa tanto in basso da costringere gli operatori a scavare. Incuranti di un teatrino che ha stufato, i listini azionari sono invece decollati mentre lo spread è sceso, lasciando il signor Juncker ai suoi sproloqui contro le deroghe ai vincoli di bilancio decise dal nostro Governo. Evidentemente le sterili politiche dell’austerity non stanno più bene nemmeno a chi ha guadagnato per decenni strangolando i Paesi con molto debito, con l’Italia nel gruppo di testa.
Dunque abbiamo risolto i nostri problemi? Niente affatto e c’è da scommettere che arriveranno altri giorni di forti tensioni, soprattutto quando le agenzie di rating daranno il loro giudizio sulla Manovra. Il vento però cambia verso anche sui mercati finanziari, la cui grande forza si sa che è quella di anticipare i tempi, cogliendo in anticipo le possibili opportunità. Una preveggenza che non sempre ha funzionato, ma che adesso dice chiaramente che in futuro l’Europa dovrà fare i conti con altri dirigenti. La lezione appena arrivata dalla Baviera in tal senso è magistrale. Quindi perché continuare a tener bordone a burocrati che tra qualche mese faranno le valige per andare a casa, spazzati via da un fronte populista e sovranista che pare inarrestabile?
Con questa logica cinica e opportunista, come nel bene e nel male sanno essere i mercati, potremmo aspettarci non solo un rallentamento della pressione finanziaria sull’Italia, ma persino un sorprendente recupero di Piazza Affari e dello spread, in linea con la situazione più che florida delle Borse mondiali, zeppe della liquidità immessa da anni dalle banche centrali. Un po’ di ossigeno che a serve a noi, ma anche ai mercati, visto che un Paese che cresce fa guadagnare mentre in un Paese che muore fa guadagnare ugualmente, ma a un prezzo che un’Europa guidata diversamente potrebbe far pagare carissimo.

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