Una Repubblica fondata sulla Democrazia Cristiana

di Gaetano Pedullà

L’Italia è una Repubblica fondata sulla Democrazia Cristiana. Possono passare cicloni giudiziari, l’antipolitica e i rottamatori, ma alla fine sempre nello stesso posto si va a parare. Sergio Mattarella è un Presidente della Repubblica degnissimo, ma con il cambiamento profondo di cui abbiamo bisogno c’entra ben poco. C’entra poco per i suoi decenni di attività politica nella prima Repubblica, ma c’entra ancor di meno per il modo con cui è arrivato al Quirinale. La forzatura di Renzi ha spostato tutto il conto sul Centrodestra, dove da oggi è il liberi tutti. Il Patto del Nazareno non soccorrerà più il governo a corto di voti, perché questi voti la maggioranza se li andrà a prendere imbarcando volta per volta i parlamentari scappati dai partiti in cui erano stati eletti. Tanto in Italia la lealtà verso gli elettori è un concetto astratto.

Da adesso però le riforme potranno andare avanti contando solo sui diktat della sinistra Pd e sullo scambio con le lobby mai forti come ora. Quei pochi elementi di liberalismo economico che il Centrodestra era riuscito a imporre (a partire dal Jobs Act) saranno difficili da rivedere in provvedimenti affidati al sostegno dei D’Alema e della Camusso: non proprio il nuovo che avanza. Il riformismo – se ci sarà – sarà inevitabilmente annacquato, ridotto a scatole persino più vuote di quelle che abbiamo visto in quest’ultimo anno. Nulla a che vedere con la stagione di grandissime riforme promessa dal premier. Solo così Renzi potrà continuare a governare, al prezzo però di lasciare tutti i problemi sul tappeto. Un rischio che a Palazzo Chigi hanno certamente soppesato, giocando una mano di poker molto rischiosa. Se la cura Draghi, con l’inondazione di liquidità finanziaria farà il suo effetto, tra breve potremmo vedere qualche accenno di ripresa economica. Sia chiaro, non si tratterà di un beneficio ascrivibile al governo, che invece si guarderà bene dall’abbattere pesantemente la pressione fiscale (come ci vieta di fare Bruxelles), ma l’argomento tornerà utile all’esecutivo per tirare a campare. Il guaio è che rinviare ancora le riforme – quelle scomode, quelle vere – ci lascerà più disarmati di prima una volta sparito il doping della Bce. Uno scenario che può fare solo piacere a chi ci controlla da Berlino o da Wall Street. Difficile quindi vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se Mattarella è certamente un uomo con una storia e una dignità politica rara. I moniti al Parlamento e i discorsi di fine anno a reti unificate sono garantiti. Se questo può accontentare chi sogna di cambiare l’Italia…

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

Più rispetto per sperare nel Colle

L’apparente garbo istituzionale per cui Luigi Di Maio ha ritenuto di informare il Presidente della Repubblica sui nomi dei ministri di un ipotetico Governo M5S in realtà è l’ennesima prova di un imbarbarimento della politica arrivato alla guerriglia in piazza di questi giorni. Poiché non bisogna essere fini costituzionalisti per sapere che i ministri vanno…

Continua

Come si dice in arabo gratitudine?

Una grande riconoscenza comporta molta delicatezza, scriveva alla fine del Seicento Jean de La Bruyère, un moralista francese di cui il sindaco di Olbia Settimo Nizzi evidentemente non conosce gli aforismi. L’idea di intitolare una scuola elementare della sua città alla madre dell’Emiro del Qatar, Al Thani, sta facendo passare gli olbiesi per ingrati e…

Continua

Dopo l’inchiesta di Fanpage.it si accetti l’agente provocatore

Se la prima inchiesta giornalistica in Italia con un agente provocatore tira fuori l’immondizia che stiamo vedendo a Napoli, c’è da pensare che con lo stesso meccanismo consentito ai magistrati viene giù il mondo. Ammetterlo è triste quanto le immagini che inchiodano politici, amministratori pubblici e faccendieri ripresi dalle telecamere nascoste di Fanpage.it mentre si…

Continua

Un piano B alla Rai per Parisi

Nell’intervista di ieri al Corsera il candidato del Centrodestra Stefano Parisi non ha mostrato dubbi: l’avversario da battere per la presidenza della Regione Lazio è solo l’uscente Nicola Zingaretti; Pirozzi non si sa chi rappresenti e la Cinque Stelle Lombardi senza i voti degli elettori moderati non avrà il successo della Raggi. Ben per lui…

Continua

L’illusione dei candidati perfetti

Ma come li hanno scelti i candidati alle elezioni? Solo per la loro dabbenaggine i Cinque Stelle dovrebbero farsi qualche domanda in più su regole interne e capacità di selezionare una classe dirigente in grado di governare. Il caos delle Parlamentarie era apparso subito chiaro, ma da Di Maio in giù era stata promessa una…

Continua

L’Italia paga l’autobus ai tedeschi

La ricetta tedesca contro l’inquinamento può farci sentire idioti per non averci pensato prima: i mezzi pubblici gratis sono un bell’incentivo a mollare l’automobile. Ma risolvere certi problemi è facile quando il conto lo pagano altri. Serve una prova? I teutonici in appena trent’anni hanno fatto quello che l’Italia è ancora lontana dal realizzare dopo…

Continua

Se l’onestà diventa un autogol

Molti elettori (non solo Cinque Stelle) neppure sanno chi era Pietro Nenni, lo storico leader socialista che certificò in modo lapidario come facendo a gara per chi è più puro, è facile che salti fuori qualcuno ancora più puro che ti epura. Un rischio che il Movimento fondato da Grillo corre deliberatamente sin dalla nascita,…

Continua

Toghe sporche e depistaggi. Siamo una Repubblica fondata sull’intrigo

Nel nuovo terremoto giudiziario tra Roma e Messina, come nella vicenda Consip, non si capisce da che parte stanno anche i piani più alti dello Stato. Siamo diventati una Repubblica fondata sull’intrigo? A quanto pare sì. L’inchiesta che scoperchia un sistema di potere capace di pilotare affari per centinaia di milioni, provando persino ad aggiustare…

Continua

Wall Street ci sta avvisando

La ricreazione sta finendo. E la caduta secca di Wall Street, solo ieri andata giù di sei punti, ci avvisa che dobbiamo prepararci a tempi duri. Insieme alla crescita economica, gli Stati Uniti hanno visto salire gli stipendi e con questi anche i prezzi dei beni di consumo e l’inflazione. La conseguenza è che la…

Continua

L’Italia delle riforme impossibili

Fare le riforme in Italia non è difficile, come dice il ministro Franceschini. È impossibile. E chi dice il contrario mente sapendo di mentire, a meno di voler considerare riforme quei brodini annacquati che ci propinano da anni, spesso spacciati per grandi cene gourmet, come nel caso del Jobs Act, giusto per citare il fiore…

Continua