Quanti finanziamenti di Stato per la fondazione Clinton. Che poi paga i viaggi americani di Renzi

di Stefano Sansonetti
Economia

Scambio di favori? Vai a sapere. Ma se è vero che il recente viaggio di Matteo Renzi in California è stato finanziato dalla Clinton Foundation, è sicuro che vari flussi di denari pubblici italiani sono andati ad alimentare le casse della fondazione dell’ex presidente Usa. E non soltanto quelli provenienti, a quanto pare nel corso di diversi anni, dal ministero dell’ambiente, oggi guidato da Gianluca Galletti. Se si ha la pazienza di scorrere la lunghissima lista dei donatori dell’ente a stelle e strisce, divisi a seconda dell’entità dell’elargizione, ci si rende conto per esempio che l’Enel ha contribuito con una cifra che oscilla tra i 50 mila e i 100 mila dollari. E che la controllata Enel Green Power ha staccato un assegno che si colloca tra i 25 mila e i 50 mila dollari. Dal sito della fondazione non è possibile risalire alla data dei contributi. Ma la presenza del mondo Enel, accanto al ministero dell’ambiente, testimonia l’attenzione dei Governi italiani per l’organismo fondato dall’ex inquilino della Casa Bianca.

Il dettaglio – Curiosità vuole, poi, che tra i finanziatori della Clinton Foundation ci siano anche personaggi e società che notoriamente sostengono anche la renziana fondazione Open. Un contributo tra i 10 mila e i 25 mila dollari, per dire, è stato versato all’organismo americano dalla Kme Group Spa, società che si è fusa con Intek, il gruppo di Vincenzo Manes che compare anche nella lista dei finanziatori di Open. Un assegno molto più consistente, da collocare tra i 100 mila e i 250 mila dollari, è stato pagato alla Clinton Foundation dal finanziere argentino Eduardo Eurnekian, a capo di quella Corporacion America che figura tra i sostenitori della fondazione Open. Di più, perché Corporacion America Italia è l’azionista di controllo di Toscana Aeroporti, la società che di recente ha riunito le attività degli aeroporti di Firenze e Pisa. La stessa Toscana Aeroporti, adesso presieduta dal fedelissimo renziano Marco Carrai, poco prima vedeva nel ruolo di presidente proprio Vincenzo Manes. L’attenzione su questi aspetti è cresciuta dopo che il Giornale, citando fonti dell’industria americana, nei giorni scorsi ha rivelato che il viaggio di Renzi in California era stato appunto finanziato dalla Clinton Foundation. Ma sbaglierebbe di grosso chi dovesse credere che solo Ministero dell’ambiente ed Enel hanno fatto arrivare soldi italiani alla fondazione dell’ex presidente Usa. Se si passa ai privati, infatti, la lista è corposa.

Gli altri – Tra i 100 e i 250 mila dollari, per esempio, si collocano Gtech (ex Lottomatica), Monte dei Paschi e l’ex Ad di Generali Giovanni Perissinotto. Tra i 50 e i 100 mila dollari troviamo  la TechnoGym (attrezzi da palestra) di Nerio Alessandri. Tra i 25 e i 50 mila dollari ci sono Autogrill, De Agostini, Reno de Medici Spa e Unipol Gruppo Finanziario. Ancora più numerosi, poi, i soggetti italiani che hanno contribuito alla Fondazione Clinton con un assegno tra i 10 mila e i 25 mila dollari: Andrea Bocelli Foundation, Banca Popolare di Sondrio, Falck Spa, Fiamm Spa, Poligrafici Editoriale Spa, Seat Pagine Gialle, Telecom Italia e Unicredit. In questa categoria rientra anche una persona fisica, Enzo Viscusi, in passato vicepresidente dell’Eni e già capo dell’ufficio di New York del colosso a sei zampe. Anche lui, come tutti gli altri, nel corso degli anni non ha fatto mancare il suo contributo alla Clinton Foundation. Ma si tratta in ogni caso di finanziamenti che quasi annegano nel mare dei contributi che la fondazione americana riesce ad attrarre ogni anno da tutte le parti del mondo. Migliaia di voci, a dire poco.

Twitter: @SSansonetti