Giorgetti rischia l’autogol. Malagò alza le barricate per difendere il Coni. Crescono i no alla riforma spinta dalla Lega. In gioco un tesoretto da 370 milioni

di Carola Olmi
Politica

Una dichiarazione di guerra prima ancora di incontrarsi per provare a fare la pace. Il presidente del Coni Giovanni Malagò non ha atteso l’incontro in programma col Governo e ieri ha sparato a palle incatenate sul sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che vuol portarsi via la cassa dello sport italiano. Parole di fuoco per difendere l’autonomia di un mondo che nemmeno il fascismo mise mai in discussione. La partita è ormai ai minuti finali e di falli in campo se ne sono visti tanti. Il Governo – ma tutti sanno che questo è un dossier di competenza di Giorgetti – ha preso di mira il tesoretto di 370 milioni con cui vanno avanti le federazioni che poi rispondono al Coni. Al di là della cortina fumogena alzata dallo stesso sottosegretario, nel progetto di riforma c’è un depotenziamento del Comitato olimpico a vantaggio di un nuovo soggetto dal nome piuttosto generico, come “Sport e Salute”.

OBIETTIVI OPACHI – Una faccenda sulla quale il livello di ipocrisia è arrivato a tali livelli da far apparire il rappresentante del Governo sorpreso dalla reazione di Malagò. Un modulo di gioco che calza poco con la lealtà sportiva, e che forse non a caso vede i Cinque Stelle piuttosto defilati, per non dire sgomenti, di fronte a una nuova polemica di cui non si sentiva certamente il bisogno. Giorgetti di questo è consapevole, e pur mostrando il petto come uomo forte del Carroccio dentro l’Esecutivo, ieri ha sentito il bisogno di fare appello al rispetto del contratto tra M5S e Lega, facendo intendere che su questo fronte il dado è tratto. Nessun dietrofront possibile, insomma, anche perché con 370 milioni da utilizzare per lo sport si può fare tanta politica e al partito di Salvini con i conti sequestrati la materia potrebbe non essere indifferente. L’unico osso lanciato nei giorni scorsi è stato quello di rimodulare la ripartizione dell’esproprio (così considerano al Coni la pretesa di Giorgetti) che attualmente prevede 370 milioni alla società propugnata dalla Lega e 40 milioni al Comitato olimpico. Una sorta di carità alla quale Malagò non intende sottostare, e per questo ha fatto suonare le trombe di guerra, avvisando come prima cosa che non lascerà il campo dimettendosi, come qualcuno con ufficio a Palazzo Chigi probabilmente si augura.

TORNANO I BALILLA – “Malagò guardi meno documentari dell’Istituto Luce e torni in sé. Torni nella realtà dei nostri giorni e, soprattutto, negli obiettivi prefissati. Questo Governo ha il pieno rispetto dell’autonomia del mondo dello sport, che nessuno si sogna di mettere in discussione”, ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, a ulteriore dimostrazione che questo conflitto non è una crociata del Governo, ma solo di una parte, e per finalità che restano opache. In attesa delle necessarie spiegazioni, il mondo delle grandi e piccole federazioni sportive sta maturando un’idea preoccupante dell’intero Esecutivo di Giuseppe Conte e per questo c’è già chi prepara le barricate. Sicuro che alla fine l’unica rete di Giorgetti sarà un autogol.

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