Giornalisti in giro per il mondo, tanto a pagare è la Farnesina. L’Agenzia per la Cooperazione cerca spazio sulla stampa

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Giornalisti di tutta Italia, munitevi di valigia, taccuino e fotocamera. Si parte. Ma a pagare, si badi bene, non saranno le redazioni giornalistiche come si potrebbe pensare, ma l’amministrazione pubblica e, più precisamente, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che risponde direttamente al ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Un lungo viaggio per visionare e giudicare i tanti progetti che, in giro per il mondo, l’Aics gestisce e porta avanti. Col rischio, secondo molti, che potrebbe venir meno l’imparzialità con la quale il giornalista, ospitato a spese dell’Agenzia, si approccia al progetto stesso. Tutto emerge da una lettera, di cui La Notizia è entrata in possesso, inviata il 23 gennaio da Roma alle 20 sedi estere di cui dispone l’Agenzia. Oggetto: “Viaggi stampa presso sedi estere Aics”. Per l’appunto. Nel corpo della missiva il responsabile Rapporti Istituzionali sottolinea come, per “ottenere la massima visibilità sui media nazionali dei più rilevanti programmi in corso”, sia importante “poter offrire ai giornalisti/ videoreporter viaggi e tour giornalistici e informativi”. Il tutto al fine di “realizzare reportage sulle nostre attività per i più importanti quotidiani o periodici”. Insomma, l’Aics finanzia progetti e poi paga affinché i giornalisti possano parlarne sui loro giornali.

Ma attenzione, non finisce qui. Perché se è pur vero che si precisa che i viaggi non prevedono diaria, è altrettanto vero che le sedi all’estero dovranno occuparsi della copertura dei viaggi, “almeno un paio all’anno della durata media di una settimana per massimo due persone”. Nel concreto, si tratta di coprire i costi di volo (classe economica, a meno che non siano lunghe tratte: in quel caso, business class) più il soggiorno di una settimana in un hotel 4 stelle, “possibilmente con mezza pensione”.

Ovviamente La Notizia ha chiesto conto all’Agenzia del pericolo che il trattamento non possa essere foriero di “marchette” sui giornali. “Noi non paghiamo la prestazione dei giornalisti, non interferiamo mai sulla scrittura del loro pezzo”, ci rassicurano. “Al contrario – precisano – la mancanza di questa possibilità impedirebbe a molte redazioni di documentare i progetti (per la scarsità dei fondi) e sarebbe accusata di essere una pratica poco trasparente”. Tutto lecito, dunque. Tanto che, dicono ancora dall’Aics, “la previsione di budget line specifiche per la visibilità dei progetti di comunicazione  è prevista da oltre dieci anni ed è stata sempre seguita dal Ministero degli Esteri prima di noi, come da altre Amministrazioni dello Stato”. Resta, però, un grosso punto di domanda. Come ci conferma l’Agenzia stessa, infatti, i fondi sono “attribuiti ai progetti stessi”. Insomma, si sottraggono soldi ai progetti per pagare il viaggio ai giornalisti. Anche se, ci assicurano, “la percentuale di incidenza di questi servizi in questi due anni sul budget è minore dello 0,005%”. Bene a sapersi.

Sulla questione, intanto, La Notizia ha chiesto conto anche all’Unadis, il sindacato nazionale dei dirigenti di Stato. “Se fosse confermato quanto apprendiamo – ci dice il segretario generale, Barbara Casagrande – l’Unadis deve constatare, con rammarico, ancora una volta, che il problema nasce dal conferimento di incarichi dirigenziali ad esterni ai ruoli della pubblica amministrazione. Con il nuovo contratto nazionale di lavoro cercheremo di limitare l’outsourcing. E comunque confidiamo sempre nella Corte dei Conti”.

Twitter: @CarmineGazzanni

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