Governo di breve durata e nuovo voto entro un anno. Superando il Rosatellum. Parla Geremicca: “I moniti del Colle potrebbero far tornare il Pd sui suoi passi”

di Giorgio Velardi
L'intervista

Una situazione “così confusa” che per ipotizzare come finirà la partita per la formazione del nuovo Governo “si può solo andare per esclusione”. Quel che è certo è che “non ci sono le condizioni per un Esecutivo di lunga durata”. Federico Geremicca, firma de La Stampa, non ha dubbi. Mai come stavolta, lo stallo attuale potrebbe riportare il Paese alle urne già tra un anno: “Se nessuno cambia la propria posizione – ragiona – non c’è la minima possibilità di formare una maggioranza”.

Non è solo pretattica.
“Il M5s continua a ripetere che senza Di Maio premier fare un Governo è impossibile. La Lega dice di non volersi muovere senza gli alleati, e sappiamo quanto Berlusconi sia indigeribile per i grillini. Poi c’è il Pd, che ribadisce di voler stare all’opposizione. L’unica chance sarebbe una forzatura da parte da Salvini per dare vita a un Governo coi 5S, ma l’accoglienza in Europa non sarebbe certamente entusiastica”.

Senza contare la questione premiership: chi rinuncerebbe tra i due leader?
“Certo. A Salvini potrebbe anche stare bene fare il vicepremier con delega agli Interni, ma solo nel caso in cui si formasse un Governo breve per traghettare il Paese al voto tra un anno con le Europee. Prima mi pare complicato. Aggiungerei un elemento”.

Ovverosia?
“Nessuno si azzarderà a dare vita a un Esecutivo senza il M5s, per due ragioni. La prima: Di Maio & C. hanno preso il 32%, non si può non tenerne conto. A meno che i grillini non intendano autoescludersi. La seconda, meno confessabile dai competitor: metterli fuorigioco vorrebbe dire fargli un regalo garantendogli milioni di voti in più una volta indette nuove elezioni”.

In questa situazione di stallo, il Pd che ruolo giocherà? Resterà all’angolo?
“Renzi ha chiuso il partito in un recinto e la sua posizione, vista la conformazione dei gruppi parlamentari, al momento è maggioritaria. Nel momento in cui Mattarella richiamasse tutti alla responsabilità, il Pd potrebbe cambiare la propria linea. Ma sarebbe una soluzione, quella del ‘Governo di tutti’, che né Di Maio né Salvini gradirebbero. È come il gioco dell’oca, dove si torna sempre al punto di partenza”.

Insomma, non se ne esce.
“Quando arriveranno ulteriori appelli di Mattarella, un ‘partito del Presidente’ nascerà dentro a ogni forza, non solo il Pd…”.

In questo anno bisognerà quantomeno rifare una legge elettorale.
“Quello è l’obiettivo, ma bisognerà capire se insistere sul proporzionale o tornare al maggioritario. Poi ci sarà da ragionare sul premio: alla coalizione o al partito? Se il Centrodestra non dovesse disunirsi e Berlusconi accettasse la leadership di Salvini, potrebbe trovare un asse col Pd e vincerebbe la prima ipotesi. Anche in questo caso, prevedo un appello fortissimo del Colle a non lasciare le cose come stanno”.