I diritti umani sono un optional. Il presidente francese denuncia 40 casi di violazioni. Ma poi firma accordi con Al Sisi

di Alessandro Righi
Mondo

Due correnti di pensiero distanti anni luce. Da una parte quella dell’Italia, ai ferri corti con l’Egitto per la mancata collaborazione del Governo guidato dal presidente Abdel Fattah Al Sisi sul caso dell’omicidio del ricercatore Giulio Regeni (per il quale pesanti sospetti portano dritto ai servizi segreti de Il Cairo). Talmente corti che, lo scorso novembre, il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso addirittura di interrompere i rapporti tra i Parlamenti dei due Paesi finché non si accerterà la verità sul barbaro delitto. Dall’altra, invece, c’è l’opposta visione della Francia che, sotto la presidenza di Emmanuel Macron, non si è fatta grossi scrupoli a chiudere nuovi accordi commerciali con uno Stato in cui, sotto la guida di un dittatore conclamato, i diritti umani sono un optional. E lo ha fatto, per di più, riconoscendo pubblicamente le sistematiche violazioni delle libertà fondamentali ad opera di Al Sisi.

Uno spettacolo degno del miglior Kafka, andato in scena oggi proprio a Il Cairo. Dove Macron si è presentato alla conferenza stampa congiunta con il presidente egiziano, sbandierando una lista con “i casi più importanti” di diritti umani violati in Egitto. Sottolineando che “blogger e attivisti in prigione”, non offrono certo “una buona immagine di un Paese amico”. Non solo. Macron ha aggiunto che Al Sisi “sta ancora valutando” la lista e per la risposta ci vorrà tempo. Ma “non posso fare come se nulla fosse”, ha insisto Monsieur le President. Una premessa alla quale, però, ci si sarebbe aspettati una conclusione ben diversa. Come, magari, subordinare la firma degli accordi tra Francia ed Egitto alla risposta de Il Cairo.

E invece no. Le intese – circa 40 accordi e protocolli d’intesa per un importo complessivo di 1,6 miliardi di euro – sono già stati sottoscritti. Almeno 32 relativi ai settori dei trasporti, della sanità, della protezione sociale, delle telecomunicazioni, dell’imprenditoria, delle piccole e medie imprese, dell’industria automobilistica e dell’empowerment femminile. Tra gli altri otto accordi, alla cui firma hanno assistito direttamente Macron e al Sisi, spicca, invece, il prestito da 336 milioni di euro per finanziare la quarta fase della terza linea metropolitana del Cairo. In totale l’Agenzia di sviluppo francese (Afd) stanzierà circa 400 milioni di euro tra prestiti e sovvenzioni.

Ma non finisce qui. Mentre l’Italia prosegue il suo braccio di ferro con Il Cairo sul caso Regeni, da Parigi arriva pure un’altra singolare iniziativa che suona come un vero e proprio atto di sfida nei confronti di Roma. La Francia sta agendo “di concerto” con l’Egitto in Libia con il duplice obbiettivo di sostenere la lotta al terrorismo del generale Khalifa Haftar e agevolare una “riconciliazione nazionale”. Un’azione peraltro già iniziata. “Lavoriamo insieme, da diversi mesi – ha aggiunto Macron -. Il dialogo stretto ci ha permesso di convergere e, soprattutto, di agire di concerto sul terreno”. Con due obiettivi: “Il primo è la lotta contro il terrorismo e il sostegno a tutti gli attori libici che lottano efficacemente contro il terrorismo nel loro paese – ha assicurato Macron -.

Il secondo è la riconciliazione nazionale, la sola che permetterà di assicurare la stabilità necessaria”. Insomma, la Francia si allea con un dittatore contro il terrorismo. Schierandosi in Libia con Haftar, alter ego e antagonista di Fayez al-Serraj. Capo del Governo di Tripoli da sempre interlocutore privilegiato dell’Italia in Libia. Se non è una dichiarazione di guerra (diplomatica) poco ci manca.