I frondisti sono un’invenzione. Ma chi viola il contratto è fuori. Parla Patuanelli (M5S): “Tentano di indebolirci, ma ne usciremo rafforzati”

di Carmine Gazzanni
Politica

Che non siano giorni facili per Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato, è fuor di dubbio. Ma la discussione, anche accesa, tra i pentastellati sul Decreto Sicurezza non preoccupa: rientra nella legittima e normale attività parlamentare. “Non c’è alcuna possibilità che il Movimento si sfaldi”, precisa Patuanelli. Che, anzi, assicura: “Il Movimento non uscirà indebolito da questa discussione, ma anzi ne uscirà rafforzato”.

Di Maio, però, è stato chiaro: il Movimento è sotto assedio.
“Se per ‘assedio’ intendiamo un sistema che sta cercando di indebolire il Movimento cinque stelle, lo vedo ogni giorno tutti i giorni”.

In che senso?
“Siamo al Governo insieme a un’altra forza politica, ma tutti additano le responsabilità di qualunque cosa succeda, sempre con accezione negativa, solo ed esclusivamente al Movimento Cinque Stelle. C’è un tentativo di indebolire il Movimento”.

Secondo alcune ricostruzioni, però, i problemi sono all’interno. Si parla di fronde e fratture…
“Questo fa parte di una narrazione che non condivido. Non ci sono fratture né fronde. Ci sono colleghi, pochi, che hanno posto dei rilievi sul tema dell’immigrazione. Stiamo parlando di tre-quattro persone: da qui a parlare di fronde, direi che ce ne passa”.

Eppure per loro è stata ventilata la possibilità di un’espulsione, giusto?
“Nel momento in cui si pone in votazione la questione di fiducia e qualcuno ritiene di non votare la fiducia, sta implicitamente mettendosi all’opposizione. E quindi è chiaro che non può stare in maggioranza. Non è una conseguenza legata solo alle nostre regole: è una conseguenza politica inevitabile. Dopodiché se c’è qualcuno che intende votare in dissenso o non partecipare al voto, è chiaro che ci sono dei provvedimenti che sono legati ai nostri ideali”.

Secondo alcuni il Movimento non è stata in condizione di toccare come avrebbe voluto il Dl Sicurezza essendo un provvedimento di matrice leghista.
“Ci sono circa una ventina di emendamenti che sono stati accolti e che provenivano dal Movimento. E comunque devo ricordare che il Decreto Sicurezza è uscito dal Consiglio dei ministri votato all’unanimità. C’è stata già lì una mediazione tra Lega e M5S”.

Che pare non sia bastata ai “dissidenti”.
“È chiaro che gli strumenti di modifica ci sono anche nelle aule parlamentari e sono stati accolti molti emendamenti nostri, come detto. Su certe altre cose avremmo voluto certamente incidere di più, non si può nascondere. Però abbiamo fatto il Decreto Dignità e la Lega si è ritrovata con 500 imprenditori del Nord che dicevano “non vi abbiamo votato per questo”, ma hanno comunque difeso e condiviso quel provvedimento”.

Non crede che qualcuno possa creare le basi per uscire dal Movimento per ragioni economiche e non ideologiche?
Forse ho un grosso difetto: quello di avere una grandissima fiducia nel prossimo. Tendo a fidarmi profondamente del prossimo e di quello che fa. Non ho nessun motivo di pensare che ci sia una finalità non positiva rispetto ai temi che alcuni colleghi hanno toccato”.

Ci sarà la fiducia sul Decreto Sicurezza?
L’ipotesi c’è sempre. È certamente una possibilità: è molto probabile che sul provvedimento venga posta”.

E il Movimento reggerà l’urto?
“Non solo. Ne uscirà rafforzato”.