I Verdi hanno salvato l’Olanda ma in Italia non si trovano più: non entrano in Parlamento dal 2008

di Giorgio Velardi
Politica

Il volto sorridente di Jesse Klaver è senza dubbio una delle istantanee più ricorrenti del post-voto in Olanda. Il “Trudeau dei Paesi Bassi”, com’è stato ribattezzato il 30enne di Roosendaal a causa della somiglianza con il primo ministro canadese, ha portato la GroenLinks, il partito dei verdi olandesi, a conquistare 14 seggi (primo partito nell’area di sinistra) contro i 4 delle precedenti elezioni. Ma non solo. A dicembre, infatti, il verde Alexander Van der Bellen ha sconfitto, nel “replay” del ballottaggio delle presidenziali austriache annullate a maggio 2016 per irregolarità nella conta dei voti, l’ultra nazionalista Norbert Hofer. Già, i verdi. Ma in Italia, viene da domandarsi, che fine hanno fatto? Sono passati trent’anni dalla loro fondazione, il 16 novembre 1986 a Finale Ligure, quando vennero raggruppate in un unico soggetto tutte le Liste Verdi d’Italia. Ufficialmente, la Federazione si ritroverà la settimana prossima a Roma per una due giorni dal titolo Open Space – Il futuro sostenibile. Idee per l’Italia e per il Pianeta.

Cercarsi eletti – Eppure in Parlamento di eletti col “sole che ride” non se ne vedono più dal 2008, dopo gli oltre 780mila voti raccolti alle Politiche di due anni prima che permisero lo sbarco alla Camera di 16 deputati e all’allora presidente nazionale Alfonso Pecoraro Scanio di diventare ministro dell’Agricoltura del secondo Governo Prodi. Poi, il vuoto. A rendere meno amaro il boccone, non possono certo servire i fugaci passaggi nel movimento dei senatori ex 5 Stelle Bartolomeo Pepe Paola De Pin o l’attuale presenza, sempre a Palazzo Madama, dell’ex grillina Cristina De Pietro, che ha formato la componente FdV nel Gruppo Misto. “La verità vera”, dice senza mezzi termini Grazia Francescato, ex presidente dei Verdi dal ’99 al 2001 già leader del WWF Italia, “è che nel Dna degli italiani, eccezion fatta per una sparuta minoranza, non c’è l’amore per la natura e l’interesse per l’ambiente”. Si tratta comunque di “un problema che, più in generale, riguarda tutta l’Europa del Sud”, prosegue la ex deputata, ma “a mio avviso è difficile che risorga in Italia un partito dei Verdi così come c’è nel resto del continente”.

Uscita di sicurezza – Quindi dove sono finiti i voti che un tempo andavano agli ambientalisti? “Un 60% di questi è confluito in Sinistra Italiana e il restante 40% è andato al M5S, il quale, come noto, ha al proprio interno diverse anime”, spiega a La Notizia Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di ricercaTecné. “I 5 Stelle non sono il mio partito di riferimento ma a Beppe Grillo va riconosciuto un interesse per le tematiche ambientali, anche se il Movimento non ha fatto di queste un pilastro delle sue politiche”, ammette Francescato. “Se c’è in giro un leader ambientalista capace di fare sintesi? Indubbiamente Papa Francesco”, risponde l’ex leader dei Verdi: “In molte parti la seconda enciclica,Laudato si’, sembra scritta da Alex Langer” (uno dei fondatori dei Verdi italiani e leader del movimento europeo scomparso nel 1995, ndr).

Twitter: @GiorgioVelardi