Il cambio di passo dei Jihadisti in Sri Lanka, tornano i commando militari. L’analisi del direttore del Centro di ricerca sul terrorismo, Ranieri Razzante

dalla Redazione
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I kamikaze in azione in Sri Lanka segnano un’importante inversione di tendenza nell’azione terroristica di stampo Jihadista. A spiegarlo a La Notizia è il direttore del Crst, il Centro ricerca sul terrorismo, Ranieri Razzante. “Insieme all’attacco contro la cristianità – spiega – è evidente la ritorsione verso il modello di vita occidentale attraverso la scelta degli obiettivi – i fedeli in chiesa e gli stranieri nei grandi alberghi – individuati nei cosiddetti soft targhet, cioè luoghi di culto e hotel, meno presidiati delle sedi istituzionali”. La novità però è un’altra. “Infatti a differenza degli ultimi tempi assistiamo per la prima volta dopo tanto tempo a un misto di guerra simmetrica e asimmetrica, sul vecchio modello militare dell’isis”. Per capirci meglio, al posto del modello europeizzato dei lupi solitari, torniamo a vedere un commando militare. “Alla simmetria dei terroristi che sfidano le forze di sicurezza e all’asimmetria delle cellule radicalizzate che si gettavano con i Tir sulla folla, in modo del tutto imprevedibile, qui abbiamo il ritorno alla guerriglia, peraltro in un Paese dove i controli sono più blandi rispetto a Europa e Stati Uniti”, spiega Razzante. E nella vicenda di questi giorni potrebbe esserci anche di più, continua. “I cristiani in Sri Lanka sono molto attivi, ma pur sempre una minoranza. Averli scelti come bersaglio è probabilmente un segnale al governo locale, oltre che al Vaticano e a un Papa coraggioso come Francesco, che i Jihadisti considerano tutt’altro che terzomondista, come fa qualcuno a casa nostra”.

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