Il film della politica italiana. Col finale da scrivere. Leader e partiti riflettono un Paese sempre più diviso in tifoserie

di Paolo Di Mizio
Editoriale

Stiamo vivendo un momento politico estremamente interessante, da un punto di vista per così dire di osservazione scientifica. Ogni atto, ogni protagonista del copione che si recita sul palcoscenico sembra costruito di proposito per essere interpretato in modalità diametralmente opposte, quasi in modo pirandelliano. Il governo giallorosso: un ribaltone? Un’operazione di bassa lega, per convenienze partitiche? O invece un’innovazione? Cioè una capacità di reinterpretare la politica, di spaziare nelle possibilità offerte da una democrazia parlamentare, perfino di reimpostare il Paese dopo la virata populista, nazionalista, sovranista?

– Il premier Conte: un uomo capitato a Palazzo Chigi per caso, nobile malgré lui, un Pulcinella travestito in abiti da signore? Oppure l’uomo del destino, che ha saputo interpretare il suo ruolo in modo equilibrato e creativo, con profonda comprensione della realtà circostante? L’uomo che con intelligenza si è liberato del dualismo Lega-5Stelle e ora potrebbe dare la propria impronta personale all’azione di governo?

– Di Maio: il bibitaro rivestito con giacca e cravatta, come recita il (volgare) cliché di certa sinistra? O invece un giovane che in poco tempo è stato capace di manovrare la politica in modo moderno e innovativo?

– Salvini: il pugile grosso e baldanzoso che però sul ring le ha prese e ora è alle corde, barcollante e frastornato? Oppure l’uomo che interpreta l’inedito populismo di questi tempi con maestria di comunicatore, dopo aver rivoluzionato l’orizzonte della Lega e aver trasformato un partitello delle valli lombarde in una forza nazionale e nazionalista?

– Il Movimento 5 Stelle: una galassia di stelle, un sole in esplosione, un pianeta sul punto di polverizzarsi in mille meteoriti impazziti? Un’associazione privata in mano a Grillo e Casaleggio? Oppure un laboratorio socio-politico, un inedito esperimento dagli esiti ancora imponderabili? Un esercito pronto a dissolversi in una prossima Caporetto o invece un esercito decimato dai primi scontri ma in grado di ricompattarsi e indurirsi, come accadde alle legioni romane dopo le prime sconfitte subite per mano dei barbari del nord?

– Il Pd: il partito salito sempre al potere senza vincere mai le elezioni, un insieme di clientele e ramificazioni di potere senza più alcuna rispondenza nella base tradizionale della sinistra? O un partito capace di reinterpretarsi e di risorgere purificato dal bagno nelle acque battesimali dei pentastellati? In grado perfino di riassorbire le sue scissioni?

– Renzi: l’uomo che ha distrutto la sinistra col peggiore risultato elettorale di tutti i tempi o l’uomo che ha dato al partito la chance di rinascere grazie all’invenzione della possibile alleanza con il Movimento 5 Stelle?

– Zingaretti: l’uomo che voleva le elezioni per sbarazzarsi dei renziani ma ha dovuto piegare la testa? Oppure l’omo che nel gioco dei nemici interni ha visto le opportunità e, cambiando la rotta le ha pilotate e gestite con abilità da timoniere?

– Francia e Germania: ancora nemiche dell’Italia o nuovi, possibili alleati di ferro? Ancora la capitale bicefala distribuita tra Berlino e Parigi, il direttorio duale e tetragono della politica europea? Oppure un duo capace di riplasmarsi e aprirsi a orizzonti nuovi?

– L’unione europea: un’accolita di egoismi, sempre in agguato per negare diritti al nostro Paese, per falcidiarne vantaggi competitivi? Oppure un’ampia alleanza, blocco di stabilità contro i venti tempestosi da Ovest (America) e da Est (Russia, Cina), baluardo contro le spinte dei populismi, degli isolazionismi, dei revanscismi tipo Brexit?
Ecco, questo è solo un elenco parziale dei protagonisti e delle possibili interpretazioni del canovaccio politico attuale, in pieno svolgimento con mille possibili varianti future. Comunque sia, un pozzo pieno di materiale di studio. Stiamo vivendo tempi carichi di sollecitazioni e scintille nuove.

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