Il funerale di Roma. In un Paese normale dopo una figuraccia simile arrivano le dimissioni di questore, sindaco e comandante dei vigili. Qui invece è caccia al capro espiatorio

di MARCO CASTORO

 

E’ stato veramente il funerale di Roma. La città eterna è sprofondata nella vergogna più assoluta. Quanto incredibilmente è accaduto nel quartiere Don Bosco-Tuscolano resterà una macchia indelebile nella storia di Roma. Una specie di nuovo sacco cittadino. Tutto il mondo ride dell’incapacità delle forze dell’ordine, del Campidoglio e della Curia. Nessuno sapeva nulla. Tutto è stato organizzato senza neanche un controllo. Roma città aperta all’insicurezza. Il tutto in pieno allarme terrorismo e alla vigilia di un evento come il Giubileo che farà affluire milioni di persone nella Capitale.

FALLA NELLA COMUNICAZIONE
Chi doveva sapere non sapeva. Tutti l’hanno saputo dopo che il funerale era cominciato. Così dicono il giorno dopo. Una gravissima falla nella comunicazione. Prefettura, Comune, Questura, Carabinieri, Polizia municipale, Vicariato: nemmeno una telefonata per comunicare. Ma al commissariato locale che cosa facevano? E i vigili urbani dove stavano? Tutti in ferie? Con un ingorgo gigantesco nel quartiere dovuto al blocco delle strade, causato dal passaggio del mega corteo funebre. Traffico in tilt per ore, in uno dei più estesi e popolati quadranti della Capitale. Un elicottero senza permesso è volato in cielo per lanciare quintali di petali, violando le autorizzazioni dell’Enac sui piani di volo per i privati in materia di sicurezza e soprattutto ha sorvolato sul cielo di Roma con un monomotore, assolutamente vietato per legge. Ma quello che è più grave è il fatto di aver volato indisturbato, senza che nessuno lo intercettasse durante tutto il suo folle tragitto. Si parla di rotta deviata all’ultimo momento e senza che il pilota abbia comunicato il cambiamento. Licenza sospesa. Adesso. Sì, ma serve veramente a poco. Vengono i brividi al solo pensiero che il pilota potesse essere un terrorista.

DIMISSIONI
In altri Paesi dopo una figuraccia del genere il questore, il comandante di vigili si dimettono irrevocabilmente. Il loro tesserino finisce in un battibaleno sul tavolo del prefetto e poi del ministro degli Interni. Per non parlare del sindaco. Un primo cittadino così non è degno di governare nemmeno Frattocchie. Da noi invece non accadrà nulla, nonostante sia stata aperta una falla gigantesca. E pensare che se quattro disoccupati vogliono manifestare presso un semaforo devono informare e farsi autorizzare dalla questura. Ma senza allontanarsi troppo da Roma basta vedere cosa accade in situazioni analoghe in Campania o in Calabria. Fin dagli anni ‘80 vengono applicate, per motivi di ordine pubblico, prescrizioni particolari che prevedono lo svolgimento delel esequie in forma privata e all’alba, senza nessun corteo funebre e solo con la presenza dei familiari più intimi. Lo scopo della disposizione, che viene applicata dai questori, è quello di evitare turbative per l’ordine pubblico. Nel caso di Roma invece mancava solo la diretta televisiva.