Il Pd prende l’ennesima Cantonata. Nessuna lite tra Governo e Anac. Il presidente dell’Anticorruzione nega di voler lasciare. Spiazzati i dem che accusavano l’Esecutivo dell’addio

di Antonio Acerbis
Politica

Quel che si dice essere una “cantonata”. Tutti dietro alla ricostruzione fatta ieri dal Corriere della Sera, secondo cui Raffaele Cantone avrebbe voluto andare via dall’Anac a causa di dissapori con il Governo pentastellato. “Sembra che il problema del Paese sia diventato l’anticorruzione“, sono le parole che il quotidiano di via Solferino attribuisce al magistrato napoletano. “Mi sono sentito sopportato e siccome non sono un uomo per tutte le stagioni ho meditato a lungo e poi ho capito che era arrivato il momento di tornare a fare il mio mestiere”, avrebbe detto Cantone riferendosi al proprio al Governo. Subito, ovviamente, i più alti esponenti delle opposizioni ne hanno approfittato per attaccare lo stesso esecutivo.

“Per il governo dei condoni il problema è l’Anticorruzione – twitta il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina – Noi invece siamo orgogliosi di avere voluto Anac e di aver lavorato con un servitore dello Stato come Cantone, lasciato solo dal governo della propaganda”. “Un Paese che perde un baluardo contro la corruzione come Raffaele Cantone è un paese sbagliato – dichiara invece il deputato Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd – Un governo che fa sentire chi dirige l’Autorità anticorruzione di essere sopportato è un governo pericoloso. Da quasi 5 anni l’attività anticorruzione in Italia, sotto la sua guida, ha ottenuto apprezzamenti in tutto il mondo. La notizia del suo abbandono dell’incarico all’Anac rappresenta una perdita grave per tutto il Paese la cui responsabilità sta nel governo Conte”. Tutti all’attacco della maggioranza.

Peccato che a sbugiardare il Pd sia stato lo stesso Cantone. Nel comunicato diramato ieri, il magistrato spiega “di aver presentato domanda al Csm per incarichi direttivi presso le Procure della Repubblica di Perugia, Torre Annunziata e Frosinone la settimana scorsa, dopo una lunga valutazione di carattere squisitamente personale. Sapendo che i tempi del Consiglio superiore della magistratura non sarebbero stati brevi, era mia intenzione informare quanto prima gli esponenti dell’esecutivo con cui più intensa è stata la collaborazione istituzionale in questi mesi”. Insomma, nessuno va via dall’Anac. E nessuna lite c’è con i membri del Governo.

Non solo. Come riconosciuto dallo stesso presidente dell’Anticorruzione, lo stesso ha immediatamente chiesto “appuntamento al Presidente del Consiglio e ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, ai quali esporrò nei prossimi giorni le mie motivazioni. Resta inteso, ovviamente – spiega il magistrato – che non ho alcuna intenzione di dimettermi da Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione”. Non proprio l’atteggiamento di chi è in rotta di collissione con l’esecutivo insomma. E non a caso messaggi di solidarietà all’indirizzo del magistrato sono arrivati anche dal sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Mattia Fantinati, che ha commentato su Twitter: “Cantone è personalità che stimo e rispetto”.

Al di là della polemica politica, il nodo sul destino di Cantone non si scioglierà presto. Ci vorrà molto tempo prima che il Csm prenda in mano le nomine alle quali concorre il magistrato, perché in tutti e tre i casi bisognerà attendere i pareri dei consigli giudiziari su tutti i candidati. E per Cantone la strada potrebbe non essere in discesa. Sono tanti, infatti, i concorrenti del presidente dell’Anac: 19 per Perugia, 18 per Frosinone e 12 per Torre Annunziata. Insomma, non proprio una passeggiata.