Il punto di Mauro Masi. La crisi dell’editoria. Le vendite di quotidiani in calo del 10% l’anno. Male anche libri ed ebook. E chi legge in digitale già legge in cartaceo

Il settore dell’editoria è nel nostro Paese da tempo in crisi; una crisi che viene da lontano ed ha anticipato quella comune a tutti i Paesi industriali dovuta all’esplosione di Internet. Per darne un’idea, secondo l’ultima indagine annuale del Censis, le vendite  di quotidiani da noi diminuiscono di circa -10% annuo (-10,7% nel 2017). Le cause della crisi italiana sono molte e in  gran parte, per cosi dire, autoctone ad iniziare da un mercato storicamente ristretto e angusto e, soprattutto, da  una strutturale bassa propensione alla lettura.

Quest’ultima tendenza è confermata anche dai i dati,  sempre del Censis, relativi alla lettura di libri dai quali risulta che la percentuale di lettori di libri “tout-court” cioè coloro che leggono sia su supporti cartacei che digitali, è addirittura scesa di oltre 7 punti in quattro anni dal 2013 al 2017 e questo perché i lettori di libri cartacei sono diminuiti di oltre 10 punti mentre quelli che leggono e-book sono cresciuti di soli 3 punti. Il libro elettronico da noi attira molto meno che in altri Paesi (dove i tassi di crescita medi annuali nel triennio sono stati superiori al 10%) anzi il lettore di e-book italiano ha un profilo molto simile a quello del lettore di libri cartacei: donne,  persone scolarizzate, giovani e giovani adulti.

In altre parole in Italia, a differenza di quanto avviene ad esempio negli Usa, Gb o Francia, legge in digitale chi già legge in cartaceo e non aggiunge quindi nuova linfa alla domanda di lettura. Sulla propensione alla lettura molto possono incidere invece interventi mirati sui cicli scolastici (solo per fare un esempio, in vari Paesi europei esiste un ora dedicata alla lettura in tutti i gradi di scuola, dall’asilo alle superiori) nonché un profondo ripensamento della  filiera distributiva in modo da avvicinare i prodotti editoriali alla gente. Un sistema  di interventi coordinati che la Spagna ha adottato nel 2007 con la legge “Plan de fomento de la lectura” ottenendo un notevole e concreto successo (oggi la Spagna ha in media  tassi di lettori di circa 20 punti percentuali superiori a quelli italiani).