Il Punto di Mauro Masi. L’Agcom ha approvato le attese modifiche al regolamento per la tutela del copyright in rete

Il consiglio dell’Agcom ha approvato questa settimana all’unanimità le (attese) modifiche al regolamento per la tutela del copyright in internet. L’intervento arriva dopo una consultazione pubblica che ha visto una notevole partecipazione di titolari dei diritti, licenziatari, fornitori di servizi media, internet service provider. Le nuove norme disciplinano l’esercizio dei poteri che l’articolo 2 della legge europea 2017 ha attribuito proprio all’Agcom e cioè contrastare le violazioni più gravi attraverso la previsione, da un lato, di appositi poteri cautelari e, dall’altro, di misure contro la reiterazione delle violazioni stesse.

Al riguardo, è prevista la possibilità di adottare, in via d’urgenza e ove ne ricorrano i presupposti, provvedimenti cautelari a tre giorni dalla denuncia di una violazione del copyright on line. Nel caso ci sia un reclamo contro questo provvedimento, il nuovo regolamento assegna all’Autorità sette giorni per prendere una decisione. Agcom può inoltre imporre ai provider di adottare le misure più idonee per evitare la reiterazione di violazioni già accertate e contrastare le iniziative volte ad eludere l’applicazione dei propri provvedimenti. In quest’ottica l’autorità aggiorna, entro tre giorni dall’istanza, l’elenco dei siti oggetto di un provvedimento di inibizione e che tentano di tornare online modificando il nome a dominio; ulteriori misure possono consistere anche nel cosiddetto “notice and stay down” e quindi nell’impedire il caricamento di contenuti già rimossi.

La moda è un settore della creatività tanto mediatico quanto trascurato a livello scientifico. Fa piacere quindi citare l’esercizio di un gruppo di studiosi della prestigiosa Columbia Business School e della francese Insead che hanno applicato rigorose tecniche di analisi economica per esaminare come il lavoro all’estero faciliti la strada al successo per i creativi della moda. Nel saggio apparso su Academy of Management Journal i ricercatori hanno esaminato i percorsi professionali per più di un decennio di disegnatori e creativi in 270 case tra le più importanti nel mondo della moda; le conclusioni che hanno ottenuto è che, in media, un disegnatore che lavora all’estero produce collezioni che sono caratterizzate da un più elevato tasso di creatività e spesso hanno più successo sia commerciale che mediatico. Inoltre più a lungo questi disegnatori/creatori lavorano all’estero più cresce il livello di approvazione delle loro collezioni. Lo studio sottolinea che i vantaggi di lavorare in altri Paesi rispetto al proprio sono sia psicologici (in termine di essere esposti a nuove idee e superare le convenzioni del ”luogo natio”) sia sociali (in termini di entrare in contatto con nuovi collaboratori e un nuovo pubblico). Dallo studio emerge anche con chiarezza il peso della variabile “proprietà intellettuale”: infatti molti creativi tendono a spostarsi e a restare in quei Paesi dove il frutto del proprio lavoro intellettuale è più protetto anche giuridicamente (ad esempio, in termini di marchi o disegni industriali). E i risultati poi si vedono.

Loading...