Il vaccino anti papilloma funziona. Ora c’è la conferma della scienza. Il farmaco protegge dai tumori di ovaie e utero. Testato su 70mila pazienti senza effetti collaterali

dalla Redazione
Salute
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Il vaccino anti HPV protegge dal cancro del collo dell’utero, soprattutto se ci si vaccina tra i 15 e i 26 anni. Il dato non è nuovo, ma la conferma è definitiva perché arriva da un rapporto che ha passato in rassegna ventisei studi pubblicati in precedenza sul tema. Studi che avevano coinvolto oltre 70mila donne in tutto il mondo. Non solo. Il vaccino è sicuro, non causa effetti collaterali gravi e protegge contro lesioni che potrebbero portare al cancro. La nuova analisi è stata realizzata dal gruppo Cochrane, noto network internazionale indipendente di ricercatori e operatori sanitari.

Le infezioni da Human Papilloma Virus (HPV) sono molto comuni e di solito non causano alcun sintomo, il che significa che la maggior parte delle persone non saprà di essere infetto. Possono essere trasmesse da qualsiasi contatto sessuale pelle a pelle con chi ha il virus e, nella maggior parte dei casi, andare via da sole. In alcuni casi, però, i ceppi ad alto rischio non riescono ad essere eliminati e potrebbero portare a sviluppare il cancro del collo dell’utero, così come quello del pene, quello anale e quello orale. Da alcuni anni esiste un vaccino ma va fatto prima che il soggetto entri a contatto con il virus. Per questo viene offerto, in Italia, tra gli 11 e i 12 anni, ovvero prima che ragazzi e ragazze diventino sessualmente attivi.

Gli autori dello studio hanno quantificato l’incidenza di lesioni pretumorali nelle ragazze che erano state vaccinate e in quelle che, nell’ambito di sperimentazioni controllate, avevano ricevuto un placebo, e hanno così dimostrato che nella fascia di età più importante, e cioè quella compresa tra i 15 e i 25 anni, tra le ragazze mai entrate in contatto con i virus del papilloma le lesioni erano state due ogni 10mila tra le vaccinate, 164 ogni 100mila  tra le non vaccinate. Gravi effetti collaterali dopo il vaccino sono stati rari, ovvero simili tra chi è stato vaccinato contro HPV e chi ha ricevuto un placebo o un altro tipo di vaccino. Non sono risultati eventi avversi gravi, come aborto spontaneo e morte. In Italia, secondo gli ultimi dati disponibili relativi al 2015, la copertura vaccinale è tuttavia in leggero calo rispetto al 2014 (anno in cui si era registrata una prima battuta d’arresto rispetto al 2013). Il tipo di vaccinazione varia da regione a regione anche se al momento la più diffusa è la quadrivalente, con i ceppi 16, 18, 11, 6 e 11. Il tasso di vaccinazione è al di sotto degli obbiettivi previsti da Piano nazionale di prevenzione vaccinale, che hanno fissato un ambizioso 95%, ma in linea con quello degli altri stati europei. L’HPV può generare il tumore alla cervice uterina dopo un rapporto sessuale. In particolare sono due i casi più gravi: l’HPV16 e l’HPV18. In Italia, dove il vaccino è gratuito, i vaccini contro l’HPV sono due: il bivalente che previene quelli più pericolosi e il quadrivalente che protegge con un’efficacia più elevata.

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