Impallinato Minniti, il Pd è nel caos. Renziani a rischio implosione. Matteo frena sulla scissione che molti danno per certa. Il padre nobile Occhetto lo stronca: avvelena i pozzi

di Antonio Acerbis
Politica
Matteo Renzi

Chi lo ha incontrato ieri mattina, a delitto (politico) già consumato e con il ritiro di Marco Minniti dalle primarie del Pd ancora caldo, raccontava che Matteo Renzi, di uscire dal Partito democratico, almeno per ora non ha alcuna intenzione. Ma nonostante la smentita dell’Ufficio stampa dell’ex premier, le voci dell’imminente lancio del nuovo soggetto politico (in Transatlantico c’è addirittura chi azzarda persino la data del 16 dicembre) dell’ex premier continuano a rincorrersi.

Indiscrezioni contrastanti, che suggeriscono l’intento dell’ex segretario di tenersi aperte tutte le porte. Per ora è tutto congelato. Perché proprio tra i renziani – alle loro divisioni in molti addebitano il passo indietro di Minniti 18 giorni dopo la sua candidatura – è confusione totale sulla prossima mossa in vista delle primarie del prossimo 3 marzo. “Il mio è un gesto d’amore verso il partito”, ha spiegato l’ex ministro dell’Interno in un’intervista a Repubblica per motivare la sua decisione. E adesso? Sul tavolo ci sono diverse opzioni. Matteo Richetti ha chiesto ai renziani di convergere sul segretario uscente, Maurizio Martina. Ma c’è pure chi propone di lanciare un nome-bandiera che possa allargare i consensi. O, in alternativa, di convergere su Lorenzo Guerini o Ettore Rosato. Sebbene siano gli stessi parlamentari del Pd ad alimentare il sospetto che l’ex premier stia per lanciare la sua iniziativa politica, di certo Renzi ha smentito la sua partecipazione al progetto di una Ciudadanos italiana, promosso dall’europarlamentare Ue ed ex sottosegretario, Sandro Gozi, in programma proprio per il 16 dicembre.

“Chiedetemi tutto ma non di fare il piccolo burattinaio al congresso del Pd. Chi vince avrà il mio rispetto – ha chiarito Renzi -. Da mesi non mi preoccupo della Ditta: mi preoccupo del Paese. Che è più importante anche del Pd”. Ad ulteriore conferma di non voler entrare nel dibattito congressuale in corso: “Non farò mai il capo di una corrente. Faccio una battaglia sulle idee, non per due poltrone interne. Per me le correnti sono la rovina del Pd”. Quindi niente addio al Nazareno. “Io non mollo di un centimetro la mia battaglia contro i cialtroni che stanno mandando l’Italia in recessione – ha assicurato l’ex premier -. Non chiedetemi di stare dietro alle divisioni del Pd perché non le capisco, non le condivido, non mi appartengono”.

A Minniti concede l’onore delle armi l’avversario Zingaretti “Scelta di coerenza e responsabilità. Io mi batto per costruire un nuovo Pd”, dice Zingaretti. E Martina non è da meno: “La scelta di Minniti va rispettata da tutti”. Non le manda a dire all’ex premier, l’ultimo segretario del Pci e primo leader del Pds, dopo la Bolognina, Achille Occhetto: “Renzi sta avvelenando i pozzi. E questo non gli fa onore. Occorre lavorare per l’unità non solo del Pd ma di tutta la sinistra – dice ai microfoni della fiorentina Controradio -. Pensare a una rifondazione del partito dentro un’area più ampia, un’alleanza democratica europeista contro le posizioni xenofobe, razziste e populiste che stanno invadendo l’Europa”.

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