Ipertermia contro il cancro. Cellule bruciate con il calore. La tecnica sfrutta le onde elettromagnetiche. Efficace anche su tumori profondi e metastasi

di Francesco Giugni
Salute

Il calore può fermare il cancro. È questo il principio sul quale si basa l’ipertermia, una tecnica che può rendere più efficace anche la chemioterapia alzando la temperatura delle cellule malate e portandole alla morte. Nonostante l’efficacia, come dimostrato da alcuni interventi di successo, l’ipertermia è molto meno conosciuta delle tecniche tradizionali, e in Italia i centri che la praticano non sono moltissimi. Anche se i vantaggi sono parecchi. Tanto che in alcuni casi può essere addirittura somministrata senza coinvolgere chirurgia, chemioterapia e radioterapia, sebbene lavorando in sinergia con queste ultime possa persino raddoppiare la sua efficacia. Il principio dell’ipertermia è assimilabile a quella di un forno a microonde. Sfrutta onde elettromagnetiche a una specifica frequenza che possono attraversare il corpo umano e scaldare con precisione la massa tumorale, ovunque essa si trovi.

Scelta privilegiata – La temperatura delle cellule malate viene portata in un intervallo compreso tra i 41 gradi centigradi e i 44, sufficiente per spingerle alla cosiddetta apoptosi,  cioè il suicidio cellulare. In pratica, scaldando il cancro, le cellule malate non riescono più a replicarsi, si indeboliscono e muoiono. Una volta indebolite, inoltre, diventano facile preda dei farmaci oncologici e delle altre tecniche; non a caso gli effetti migliori dell’ipertermia si ottengono proprio operando in sinergia con le altre tecniche. Ma non solo. L’ipertermia non è tossica, è ben tollerata e preserva le cellule sane attorno a quelle malate. In parole semplici, è molto meno aggressiva rispetto alla chemioterapia o alla radioterapia. Per questo è la scelta privilegiata per trattare pazienti con un complesso quadro clinico, che potrebbero non sopravvivere alle altre procedure. Una sensazione simile a una leggera febbre, piccole bruciature e ulcere, nel caso in cui il cancro regredisca troppo velocemente, sono gli unici effetti collaterali conosciuti, anche se poco diffusi. Con questa tecnica possono essere trattati pazienti con lesione recidivata o metastasi a livello peritoneale, epatico, toracico. In generale l’ipertermia, prodotta con diverse tecniche, viene utilizzata associata a chemioterapia e radioterapia nei trattamenti di seconda o terza linea, quando cioè la malattia si ripresenta dopo mesi o anni dal primo trattamento.

Non solo neoplasie – La tecnica dell’ipertermia viene sfruttata con successo anche per trattare patologie muscolari, tendinee e scheletriche, operando tuttavia con macchinari, temperature e procedure completamente differenti. Anziché sfruttare le onde elettromagnetiche, alcuni macchinari per contratture sfruttano particolari sacche di acqua distillata riscaldata. Insomma, il calore, già conosciuto all’estero come terapia per curare e in alcuni guarire da diverse patologie, sembra dare più speranze a nche a patologie considerate incurabili.

Commenti

  1. angelo41

    Sono stato sottoposto a ipertermia dopo 10 anni dalla radioterapia sulla prostata a causa di un PSA troppo alto: per me è stato un disastro in quanto il forte calore mi ha distrutto gli organi delle pelvi (uretra, vescica, retto). In particolare ho subito un aggravamento delle emorroidi, stenosi uretrale e bruciori alla vescica e in tutto il basso ventre. Disturbi tutt’ora esistenti dopo tre anni da quella applicazione e considerati irreversibili da tutti i medici ai quali ho chiesto aiuto. Perciò andiamoci piano.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *